19 Marzo 2019

Sì alla “class action” contro Tirreno Power: ammessi come parti civili i cittadini residenti nella “zona di ricaduta” della centrale

 

Savona. Sono state ammesse tutte le parti civili, compresi i circa cinquanta cittadini riuniti in una sorta di “class action”, che avevano formalizzato la loro costituzione nell’ambito del processo per disastro ambientale e sanitario colposo nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power.

La decisione del giudice Francesco Giannone è arrivata nel pomeriggio di oggi dopo che, questa mattina, i difensori degli imputati, ma anche il legale che rappresenta Tirreno Power come responsabile civile, avevano chiesto l’estromissione di alcuine delle parti civili, in particolare quella delle persone fisiche e di alcune delle associazioni ambientaliste.

All’esito dell’udienza di oggi, quindi, sono state ammesse come parti civili una cinquantina di cittadini (tutti residenti nella cosiddetta “zona di ricaduta” delle emissioni – inquinanti secondo l’accusa – della centrale), il Ministero della Salute, Accademia Kronos, il Codacons, Cittadinanza Attiva, Adoc, Articolo 32, oltre alle sei associazioni ambientaliste, Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana, e il Ministero dell’Ambiente che si erano già costituite in udienza preliminare.

Per quanto riguarda le persone fisiche (formalmente le costituzioni di parte civile sono 48 ma alcune includono appunto anche dei minori e di conseguenza il numero totale di cittadini coinvolti è più alto) la richiesta di risarcimento non era legata alle lesioni o al danno per la salute, ma all’ipotesi di “danno da metus” consistente nell’ansia sofferta per il timore di contrarre gravi patologie in conseguenza della loro prolungata esposizione a fattori di inquinamento atmosferico derivanti dalle emissioni prodotte dalla centrale gestita da Tirreno Power. Si tratta quindi di un danno morale dovuto alla paura di poter contrarre delle patologie a causa dell’esposizione alle emissioni della centrale.

Secondo la tesi dei legali di parte civile, gli avvocati Laura Mara e Rita Lasagna (che assistono i cittadini tutelati da Medicina Democratica che sta portando avanti una sorta di class action), quindi, le persone che loro rappresentano avrebbero subito un aumento del rischio di potersi ammalare ed avrebbero anche modificato il loro stile di vita a causa del timore e dello stress di poter contrarre le patologie presumibilmente causate dalle emissioni dell’impianto di Tirreno Power.

Argomentazioni che hanno convinto il giudice Francesco Giannone della sussistenza delle condizioni legittimanti l’azione dei cittadini come si legge nella sua ordinanza: “fatta salva ogni valutazione in merito alla dimostrazione dell’effettivo danno lamentato dalle parti civili (che dunque potrà essere effettuata solo all’esito del dibattimento, unitamente al giudizio in ordine alla responsabilità degli imputati), non può negarsi in questa sede che la situazione soggettiva dalle medesime fatta valere sia in astratto degna di tutela risarcitoria”.

“Il delitto di disastro colposo (in quanto appunto reato contro la pubblica incolumità, avente natura plurioffensiva oltre che di pericolo presunto) – prosegue il giudice – incide anche sul diritto alla salute, che tra le sue manifestazioni presenta il diritto ad un ambiente salubre, a cui va riconosciuta tutela aquiliana non solo in via generalizzata ed indifferenziata (attraverso la disciplina in materia di inquinamento) ma anche diretta ed autonoma, in favore dei singoli privati ai quali la condotta illecita abbia cagionato un turbamento e dunque un’alterazione, sia pure transeunte, dell’equilibrio psichico”.

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