Shopping natalizio al rallentatore
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fonte:
- Il Secolo XIX
IMPERIA. Crisi economica, Imu, rimborso del mutuo, conguagli fiscali, tagli obbligati ai budget familiari e, da non trascurare, l’ arrivo dei saldi subito dopo le feste, ai primi di gennaio, stanno frenando potentemente lo shopping natalizio degli imperiesi. La fotografia di questo stato di cose l’ ha fornita il week-end appena trascorso: il sabato festivo e la domenica molti negozi hanno preferito non aprire i battenti e i pochi, “coraggiosi” esercenti che hanno provato a vivacizzare un centro città decisamente sonnacchioso hanno fatto fatica a rientrare nelle spese. Oltretutto, in giro non si sono visti neppure tanti turisti e questo ha finito per rendere ancora più amaro lo start della tradizionale corsa ai regali. «Effettivamente la crisi si sente – conferma Piero Denegri, direttore provinciale di Confesercenti – in tutti i settori. Il commercio, ovviamente, è quello che paga più di ogni altro questo momento di grave incertezza e di precarietà che le famiglie italiane stanno vivendo. Soldi ce ne sono sempre meno e, logicamente, si taglia il superfluo. Il regalo di Natale resiste ma si compra lo stretto necessario, magari cercando di risparmiare il più possibile per poi rimandare l’ acquisto “vero” ai saldi di inizio gennaio. In giro c’ è tanta, tantissima preoccupazione, sia tra la clientela dei negozi sia tra i negozianti stessi. L’ Imu, le tasse e il rincaro dei prezzi sicuramente non aiutano: sarà una Natale magro. Le nostre statistiche parlano di un -3% dei consumi ma sono certo che qui da noi andrà anche peggio, purtroppo. L’ unica speranza è che lo shopping, alla fine, riesca a decollare, magari anche negli ultimissimi giorni, una sorta di “super last minute” del regalo che sappia almeno in parte compensare gli incassi dei commercianti». Ieri mattina, mentre Porto Maurizio ha vissuto una delle tante domeniche invernali senza sussulti – i negozi aperti si contavano sulle dita delle mani – sotto i Portici di Oneglia qualcosa in più si è mosso ma è ancora troppo poco, soprattutto se paragonato allo shopping dell’ 8 dicembre di pochi anni fa e dello stesso 2011. La città stessa, con le luminarie che illuminano soltanto il centro e il clima al risparmio di molti negozianti che non hanno neppure addobbato in tema le proprie vetrine, non invoglia certamente un cliente già alle prese con la crisi ad entrare ed acquistare il regalo. Ad alimentare le preoccupazioni, poi, ci si sono messe anche le associazioni dei consumatori che, svolgendo peraltro in pieno le proprie funzioni, hanno rimarcato come i costi generali relativi al Natale di quest’ anno siano lievitati in media del 2%. In pole position ci sono gli alimentari che sono schizzati a un +4%. Ma costano di più anche addobbi natalizi e alberi di Natale. Quasi fermi, invece, i prezzi dei giocattoli, dei viaggi e dei prodotti tecnologici ed elettronici. «Alla luce di questi prezzi, nonché della forte contrazione del potere di acquisto delle famiglie (diminuito del -13,2% dal 2008), le previsioni sui consumi natalizi dal nostro Osservatorio Nazionale – conferma Francesco Giribaldi, portavoce della Federconsumatori provinciale – ci fa prospettare un “Natale da brividi”. La spesa totale delle famiglie scenderà del 10-13% rispetto allo scorso anno». Il Codacons, attraverso il suo presidente Carlo Rienzi, di fronte a dati così drammatici per il commercio, si è mobilitato e ha rivolto un appello alle organizzazioni dei commercianti e al Governo, «per aprire finalmente la strada alla liberalizzazione dei saldi, unica misura in grado di far ripartire gli acquisti e dare ossigeno al settore del commercio». Insomma,vendite a prezzi ribassate prima di Natale per far ripartire i consumi e rimpinguare le esangui casse degli esercenti.
giorgio bracco
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