5 Dicembre 2012

Shopping, l’ ira del Codacons «La Chiesa sbaglia sui festivi»

Shopping, l’ ira del Codacons «La Chiesa sbaglia sui festivi»

LECCE – Dal versante dei consumatori parte una bordata contro la raccolta firme che la Chiesa leccese ha avviato insieme a Confesercenti per contrastare l’ apertura domenicale dei negozi. Codacons, in particolare, fa sentire la sua voce critica bollando l’ iniziativa della Curia come una battaglia di retroguardia e anacronistica. L’ attacco frontale lo muove Luisa Carpentieri, responsabile leccese dello sportello Codacons, che così ragiona: «Far chiudere i negozi in un periodo di crisi vuol dire dare al commercio un’ altra mazzata che sarebbe probabilmente mortale. Io faccio gli interessi dei consumatori e non posso assolutamente condividere l’ impostazione della Chiesa su questo tema, perché osservo che la gente chiede servizi tutti i giorni della settimana. E’ sbagliato dire che si debba chiudere la domenica, perché per i musulmani il giorno del riposo è il venerdì, per gli ebrei è il sabato: non se ne può fare una fatto di religione. Piuttosto – afferma Luisa Carpentieri – siano stanati i datori di lavoro che non concedono ai dipendenti il giorno di riposo settimanale; si combatta il nero, il sommerso, l’ impiego irregolare di manodopera. Sono questi i punti su cui discutere e non la chiusura del negozio la domenica». Ieri, sul Corriere del Mezzogiorno, il direttore della Caritas leccese, don Attilio Mesagne, aveva spiegato che la quasi totalità delle 75 parrocchie della diocesi sono impegnate nella petizione contro la normativa nazionale che liberalizza le aperture delle attività commerciali, soffermandosi sull’ intento della Chiesa di rinvigorire il senso della festa, della domenica come occasione irrinunciabile per riunire la famiglia. Don Attilio Mesagne ha snocciolato anche qualche numero sulla città. Secondo la Caritas, a Lecce, anche per via dell’ assenza dei genitori da casa perché impegnati nel lavoro festivo e domenicale, si disgrega una famiglia su tre. Anche per questo nel capoluogo salentino i parroci si stanno impegnando nella raccolta di firme, secondo quanto previsto dall’ iniziativa nazionale «Libera la domenica» promossa da Confesercenti in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana (Cei) e Federstrade. In Italia le liberalizzazioni sono scattate a seguito del recepimento della direttiva Bolkestein del Parlamento europeo e del Consiglio dell’ Ue. «Se vogliamo puntare sul turismo – dice ancora Luisa Carpentieri – non possiamo certo presentare a visitatori la città con i negozi chiusi, ma piuttosto seguire l’ esempio di Roma, Milano, Firenze, Venezia, magari anche di New York che vive 24 ore su 24. E poi aprire la domenica non è un obbligo, ma una facoltà». Adoc Lecce, attraverso il suo rappresentante cittadino, Alessandro Presicce, fa sapere che «l’ interesse preminente è quello di tutelare i lavoratori, scongiurando il pericolo che le liberalizzazioni portino a una degenerazione dell’ intero sistema commerciale». Antonio Della Rocca RIPRODUZIONE RISERVATA.

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