4 Maggio 2013

Sgominata la banda dei bagagli Maxi retata in otto aeroporti

Sgominata la banda dei bagagli Maxi retata in otto aeroporti

Agnese Pini LAMEZIA TERME (Catanzaro) NULLA di più facile, rapido e sicuro. Entrare nella stiva dell’ aereo ? loro che dovevano farlo per servizio ? dilungarsi un pelo più del necessario nelle routinarie operazioni di carico-scarico e, mentre uno fa il palo, allungare le mani sui bagagli. Non tutti, certo. L’ occhio allenato li aiutava a scartare già a una prima ricognizione quelli «meno interessanti». Questione di fiuto, fiuto da ladri. LA «BANDA della valigia» ? 86 persone, ufficialmente irreprensibili dipendenti assunti in 8 diversi aeroporti nazionali, da Palermo a Milano Linate ? operava così, mentre gli ignari passeggeri erano ancora seduti a bordo, con i loro trolley, borsoni, beauty e affini accatastati nella pancia dell’ aereo, magari protetti con il lucchetto o con il cellophane. Ma non c’ era combinazione segreta o serratura che intimorisse i topi della stiva, che quando non riuscivano a forzare le valigie le rompevano: una specie di ripicca contro il passeggero troppo prudente. Ambivano soprattutto ai gioielli e agli ultimi ritrovati tecnologici: iPad, smartphone, macchine fotografiche, telecamere digitali e tutto il meglio dell’ hi-tech. Il bottino? Equamente diviso. Li hanno presi dopo oltre un anno di sofisticate indagini che hanno visto impegnati 400 uomini della polizia di Stato: un’ inchiesta cominciata nell’ aeroporto di Lamezia Terme e allargatasi poi in altri scali nevralgici, da Sud a Nord. Cento gli episodi di furto, tentato furto e danneggiamento contestati, e 86, in tutto, le misure cautelari (29 arresti domiciliari, di cui ai domiciliari 19 dipendenti Alitalia in servizio a Fiumicino, e 57 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria), mentre ad altri 30 è stato notificato l’ obbligo di firma. Fra le persone coinvolte, 49 erano dipendenti a Fiumicino dell’ Alitalia Cai ? che si dice «parte lesa nella vicenda» ? gli altri 37 appartengono invece a società di cui Alitalia si serve in vari aeroporti: Lamezia Terme (6 identificati), Bari (13), Bologna (3), Milano Linate (5), Napoli (5), Palermo (una), e Verona (4). Le ruberie duravano da anni in «un clima di totale impunità», ha sottolineato la Procura di Lamezia Terme, che ha riannodato con pazienza i fili di un’ indagine nazionale. Decisive sono state le intercettazioni audiovisive a bordo degli aerei: 8.841 i filmati che inchiodano gli indagati grazie a una tecnica mai utilizzata prima, che ha visto l’ impiego di telecamere a zero emissioni per non rischiare interferenze con la strumentazione di bordo. Un’ operazione resa possibile anche grazie all’ aiuto di Alitalia, che «garantirà collaborazione all’ autorità giudiziaria». PER LE VITTIME dei «topi da stiva» si è mosso anche il Codacons: «I passeggeri hanno diritto non solo al rimborso dei danni patrimoniali subiti, ma anche a un risarcimento per i danni non patrimoniali». Potremmo definirli «danni morali»? Nelle carte dell’ inchiesta si legge come questi «dipendenti-ladri» usassero talvolta i «panni rubati per asciugarsi il sudore dopo il furto». Mentre altri «si spruzzavano i profumi sottratti dai bagagli» prima di «lasciarli in fondo alla stiva».

 

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