29 Aprile 2010

Sfila la sinistra, saltano shopping e Ramelli

L’ estrema sinistra marchia il primo maggio, impedendo lo shopping – il modo migliore di rendere onore a chi lavora e creare posti per chi lavoro non ha – e pure una partita di calcetto. Al termine di un incontro in Prefettura cui hanno partecipato il padrone di casa Gian Valerio Lombardi, il questore Vincenzo Indolfi, il presidente della Provincia Guido Podestà, l’ assessore alla Sicurezza della Provincia Stefano Bolognini, Domenico Zambetti per la Regione e i sindacati, Letizia Moratti e l’ assessore alle Attività produttive e Politiche del lavoro Giovanni Terzi hanno comunicato che, diversamente da quanto accaduto per domenica 25 aprile, sabato 1 maggio il Comune non concederà nessuna deroga per consentire l’ apertura straordinaria dei negozi in un giorno festivo. «Per rispetto della Festa del Lavoro, così come chiesto dai sindacati e in accordo con i partecipanti al tavolo sicurezza, vista la concomitanza con le manifestazioni del primo maggio, ho convenuto di non concedere la deroga per l’ apertura straordinaria dei negozi», è stata la motivazione ufficiale del sindaco. Ma che dietro ci siano anche motivazioni d’ ordine pubblico risulta chiaro in virtù sia del luogo dove la decisione è stata presa (il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti ha consentito sì alle Prefetture di sindacare il credito che le banche concedono alle imprese bisognose, ma non ha mai assegnato loro poteri in materia di orario degli esercizi commerciali), sia di un’ anticipazione dello stesso prefetto in merito al diniego del Comune. Tale da suscitare una polemica di stampo liberista da parte del presidente del Codacons Marco Maria Donzelli – «Da tempo chiediamo la possibilità per i negozianti di poter aprire i negozi 24 ore su 24 e per 365 giorni all’ anno, oltre a saldi liberi e vendite sottocosto libere. Invece non solo nessuno ha liberalizzato il settore commerciale, ma c’ è chi, come guarda caso proprio la Regione, ha posto ulteriori vincoli alle aperture domenicali. Se i negozianti potessero aprire quando vogliono, nessuno si occuperebbe del primo maggio» – la decisione fa il paio con quella dell’ assessore comunale allo Sport, anch’ essa discussa col prefetto, di «non concedere il Lido per le manifestazioni per la commemorazione di Ramelli» e di spostare al 2 maggio il Torneo di calcetto fissato per ricordare il delitto dell’ esponente di destra da parte della sinistra extraparlamentare nel 1975. Coerentemente con la linea secondo cui la celebrazione del 25 aprile da parte delle istituzioni era quella alla Scala sabato 24, la Regione ha ribadito ieri l’ opportuni tà di ridurre quanto più possibile le occasioni di scontro anche per sabato 1. A margine delle due decisioni, con parole suonate quasi come una foglia di fico per coprire le motivazioni di quelle stesse scelte (ma la sua linea è stata ratificata dal sindaco davanti al Consiglio comunale che chiedeva lumi sul 25 aprile), Lombardi ha detto: «Tutti hanno preso atto che, facendo l’ analisi di quello che è stato a Milano il 25 aprile, sul fronte di ordine pubblico non ci sono stati problemi». Né a suo dire il camion arrivato fino in piazza Duomo vale come prova contraria: «Questo camion c’ è sempre stato, in ogni manifestazione, da 52 anni per rifornire di acqua e altro i manifestanti. Domenica è vero ha avanzato qualche metro in più ma que sto è stato reso necessario dal fatto che i 20 mila manifestanti dovevano avere più facilità di passaggio, così è andato un po’ più avanti». Chi avrà un po’ meno di libertà dei manovra, dopodomani, saranno le linee 15 del tram 54, 60, 61, 73 e 94 del bus, che subiranno modifiche di percorso per consentire lo svolgimento dei due cortei che alle 8.30 che partiranno l’ uno da corso Venezia fino a piazza Duomo e l’ altro da piazzale Oberdan per poi separarsi dal primo e dirigersi a piazza Santo Stefano. Mentre i centri sociale de Il Cantiere chiedono di dedicare il torneo di calcetto ispirato a Ramelli ad Abba, l’ extracomunitario assassinato in via Zuretti, oggi dalle 7.30 la Lega terrà un presidio davanti al liceo Manzoni, in via Orazio, «per protestare contro l’ intol leranza dei collettivi di sinistra».
 

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