9 Settembre 2017

Sette pagine scritte in ben sedici mesi

Sette pagine in 16 mesi. Per questo un giudice del Tribunale di Roma è finito nel mirino del ministero della Giustizia che ha aperto un fascicolo: il ritmo di stesura è stato di una pagina ogni due mesi. A evidenziarlo è stato Gian Paolo Stanizzi, avvocato di Catanzaro che difende due delle parti civili nel processo in cui la prima udienza è del marzo 2015. La vicenda parte dall’ assunzione di cinque tecnici all’ Agenzia del Demanio tra il 2005 e il 2012. I concorrenti esclusi e il Codacons hanno sollevato tra l’ altro il problema che le chiamate sono avvenute senza concorso. Il dirigente del Demanio accusato dalla procura romana è stato assolto perchè il fatto non sussiste. All’ udienza il presidente del collegio giudicante ha letto il verdetto in forma rapida. Poi però c’ è un termine di pochi mesi per scrivere le motivazioni della sentenza. Ma quel termine, qualunque sia stato, non è stato sicuramente rispettato, essendo passati 427 giorni. Il problema è che solo dopo la pubblicazione della sentenza è possibile fare ricorso per un giudizio di secondo grado. Da qui l’ ispezione disposta dal ministro Andrea Orlando. «Siamo preoccupati perchè solo adesso come parte civile possiamo ricorrere in appello», dice l’ avvocato Stanizzi del foro catanzarese, «e ci sono i termini di prescrizione da rispettare». Quelli infatti sono imposti dal codice e, quando scadono, non si possono più presentare ricorsi: un’ assoluzione o una condanna restano definitive. Un peccato, perchè il dibattimento al Tribunale di Roma è stato abbastanza rapido rispetto alla media: in un anno è arrivata la decisione. Ma senza le motivazioni. 427 giorni. Le parole scritte nella sentenza di primo grado sono 3.829, cioè 8 al giorno. Ma per quasi 1.300 di queste si tratta di “copia/incolla”, ovvero l’ introduzione con le accuse. Quindi il ritmo di scrittura è stato assai più lento per dire che il Demanio è un ente pubblico economico e può assumere personale a chiamata diretta. L’ avvocato Stanizzi sosterrà il contrario in appello: «Deve trionfare il requisito della pubblica e trasparente selezione garantito dalla Costituzione, applicato dalla sezione del Tribunale penale di Roma in altro giudizio, ma totalmente ignorato in questa sentenza».(v.l.)

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