19 Febbraio 2020

Sesso e droga, dall’ Est le nuove «schiave»

 

Comprate e vendute da un «lover boy». Per la legge e le statistiche sono solo prostitute e chi le usa al massimo rischia una condanna per sfruttamento della prostituzione, due anni che diventano 16 mesi con lo sconto previsto dal rito abbreviato. In realtà sono schiave bianche, vittime di una tratta, merci da vendere e comprare, alla stregua delle puttane nigeriane, costrette a divenire donne di strada, ricattate e prigioniere. E che chi ha il dominio delle loro vite è colpevole di un reato diverso, da punire con una pena dai sei ai dodici anni di carcere. A Bari il nuovo volto della tratta ha i caratteri somatici delle donne dell’ Est europeo. Alle nigeriane si affiancano sempre più romene, o anche albanesi o bulgare, con una capillare presenza, appunto della mafia albanese sul mercato. Sono giovanissime, vengono da piccoli paesi, terre di speranze e miseria. I loro familiari si sono arresi alla povertà. Per trecento, quattrocento euro le hanno messe nelle mani dei cosiddetti «lover boy». Sono i compagni -padroni, innamorati per finta, sfruttatori e carcerieri. Le portano a destinazione, le costringono a prostituirsi, le utilizzano per adescare clienti disposti a comprare sesso e droga. Già perché in vendita non ci sono più solo corpi, ma anche dosi di hashish, marijuana, cocaina. Ai clienti le ragazze dell’ Est offrono il pacchetto completo «sesso, droga e rock’ n roll». Con 20-30 euro «ti fai una scopata e ti sballi di brutto». Tutto in macchina. Accade in via Chieco, in strada Glomerelli, dalle parti di viale Pasteur, sul lungomare che porta a San Giorgio. Il controllo esercitato dai lover boy è totale e violento. Riescono a gestire più di una ragazza per volta, raccontando la stessa storia a ognuna. Un’ organizzazione sempre più efficiente e spietata, giustificata dall’ aumento dei guadagni. Le donne che hanno la forza di liberarsi dai lover boy sono una goccia rispetto al mare di quelle che restano. Non sono solo dei «papponi», dei «protettori», sono dei padroni feroci. Ogni ragazza continua a rimanere legata al suo innamorato per finta. Lo amano di un amore malato che continuano ad alimentare perché non hanno più nulla. Non possono tornare a casa, non possono scappare, non sanno dove andare. E allora quel pezzo di marciapiede rimane l’ unico luogo che le fa sentire parte di qualche cosa: il progetto di una vita nuova, alimentato dalla speranza che il lover boy mantenga la sua promessa «Tra due, tre anni, quando avremo messo da parte qualche risparmio, cambiamo vita io e te da soli, insieme». Nel frattempo devono continuare a vendersi e aiutare il loro compagno/padrone anche in altri affari: droga, ricettazione, furti in appartamento, piccole truffe. La presenza dei lover boy è finita sui taccuini e nelle informative degli investigatori. Si materializzano lungo i marciapiedi al momento del cambio di turno. Si spostano in auto, cercando di non dare troppo nell’ occhio. Presenze discrete, quasi invisibili. Tutto partecipa a costruire una perfetta mes sa in scena. Si fingono presenti e premurosi e alimentano il ricatto affettivo continuando a fare credere alla loro vittima che il sacrificio è necessario per un progetto familiare inesistente. Fanno parte di una vera e propria rete di aguzzini. Ognuno controlla più donne e ognuna di loro è stata risucchiata all’ interno di una spirale di assoggettamento che l’ ha indotta alla prostituzione senza una costrizione apparente. Tutte perdono la percezione dello sfruttamento e della violenza subiti. Da tempo è diventata la principale tecnica di traffico intraeuropeo, ma ancora stenta ad essere riconosciuta come tale. Attraverso i «lover» la criminalità dell’ Est e in particolare quella albanese è tornata a controllare un fetta importante (ma inferiore a quella dei nigeriani) del mercato della prostituzione a Bari. In un decennio il fatturato della prostituzione è cresciuto, del 25,8%, mentre il numero di soggetti dediti alla prostituzione è aumentato del 28,5%. Stando ad una indagine della Codacons, negli ultimi anni si è assistito a una progressiva riduzione del numero di prostitute che operano in strada, la cui percentuale rappresenta tuttavia ancora la fetta più consistente, pari al 60% del totale. Da contraltare si registra una forte crescita nel numero di donne che decidono di lavorare in casa o altre strutture non all’ aperto (40%). Della totalità delle prostitute il 10% è minorenne, mentre il 55% è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente, come già detto, dai Paesi dell’ Europa dell’ Est e dall’ Afri ca. [1 – segue]

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