20 Aprile 2015

«Serve una interlocuzione con Asp e Guardia finanza»

«Serve una interlocuzione con Asp e Guardia finanza»

Una grande confusione, condita anche da attacchi verbali e proteste nei confronti di alcuni politici. Il caso osteoporosi, che vede indagati 937 medici di famiglia per inapropriatezza prescrittiva, ha i connotati di un pasticcio bello e buono che nessuno al momento sa come superare. Nonostante la seguita riunione indetta dall’ Ordine dei medici del presidente Massimo Buscema e dai sindacati della categoria, l’ impressione, seguendo ieri i lavori, è che ancora non sia emersa una linea comune che possa definitivamente fare luce su una vicenda che rischia, prima di ogni cosa, di arrecare un grave danno alla salute dei cittadini. Perché al di là dei proclami della politica pronta a una strategia per interpellare il governo nazionale, i dati che emergono sull’ abbattimento delle ricette che parlano di un picco sino al 90%, rischiano di incrinare quel rapporto di fiducia che è alla base della medicina generale e soprattutto a causare un aumento di fratture soprattutto nelle persone anziane carenti di calcio nelle ossa. Gli interventi della giornata, comunque, sono stati molteplici e tutti molto seguiti da centinaia di medici venuti da tutta la provincia. Hanno parlato i rappresentanti dell’ Ordine come il dott. Rizzo, dei sindacati come Francesco Pecora dello Snami e poi delle associazioni in difesa dei cittadini come l’ avv. Petrone, presidente regionale Codacons. Petrone inoltre ha spiegato che innanzitutto «il problema è metodologico» e ha aggiunto che «prima di tutto bisogna mettere al centro dell’ attenzione la salute dei cittadini», lasciando intendere chiaro che in questa vicenda, oltre alla figura del medico, c’ è soprattutto da garantire la salute generale che si trova al centro di un braccio di ferro tra i medici indagati e chi ha richiesto e chi ha condotto l’ indagine. Dopo alcuni brevi interventi del presidente Buscema, che ha chiesto all’ Asp di spiegare per iscritto cosa abbia spinto il direttore sanitario Franco Luca a dimettersi dalla commissione per i controlli incrociati, è stata la politica a parlare. E lì sono cominciate le proteste soprattutto quando in chiusura di giornata è intervenuto il presidente della commissione Sanità all’ Ars, Pippo Digiacomo. In ordine cronologico il primo a parlare è stato il deputato naz. Pd, Giovanni Burtone che ha paventato innanzitutto il rischio che la vicenda provochi «un punto di rottura tra opinione pubblica e settore sanitario» annunciando di aver previsto con i colleghi parlamentari «la possibilità di interpellare il governo nazionale per invitarlo a intervenire con un atto chiaro». Il deputato regionale di Forza Italia, Nino D’ Asero è stato tra i più contestati quando ha detto che pur condividendo le parole di Bur tone «serve un approfondimento tecnico sul la gestione e sulla posizione dei medici». Il deputato regionale Gino Ioppolo ha invece tuonato contro l’ accertamento che mette in discussione le scelte del medico. «Sul piano politico bisogna chiarire che nessuno si può sostituire al medico nella scelta della cura. Guai però se le prescrizioni dovessero crollare perché altrimenti sarebbe una coda di paglia». Ioppolo ha anche annunciato che «il governo regionale deve chiarirsi le idee e che serve inoltre avviare una inter locuzione tra la Regione e chi indaga per capire perché questa inchiesta ha riguardato solo una tra le 9 province dell’ isola». Il deputato reg. Gino Fiorenza ha detto che «serve una delegazione, formata da Ordine e politica che chieda all’ assessore Borsellino se sta con i medici o contro di loro. Una delegazione che poi vada a parlare con i vertici dell’ Asp» mentre l’ eurodeputato Pd, Michela Giuffrida, ha stigmatizzato sul «rischio di stop nella scelta delle cure». «Quello che sta accadendo – ha aggiunto – rischia di diventare un precedente pericolosissimo che va affrontato in campo na zionale ed europeo». Il deputato nazionale Giuseppe Berretta ha posto l’ attenzione sul caso giuridico scaturito dalla vicenda osteoporosi: «C’ è adesso da mettere in atto il tema della responsabilità per cooperare a una definizione del problema. Non solo per voi medici, ma soprattutto per la salute dei cittadini perché oggi la sicurezza sull’ assistenza non esiste più a causa di un’ azione improvvida. Quindi bisogna chiedere un incontro con l’ Asp, ma chiedere allo stesso tempo al Prefetto e alla magistratura di occuparsi di questa vicenda». L’ intervento del presidente Digiacomo ha chiuso la sessione di lavori ed è stato principalmente contestato. Di Giacomo ha detto chiaramente che bisogna innanzitutto fare fronte comune «per vincere questa vicenda», ma ha aggiunto che «non è la prima volta che si registrano eccessi nei consumi di farmaci e non è la prima volta che tutti abbiamo brindato sicuri che sarebbero scattate le manette per un numero esiguo di medici infedeli che ci sono nel sistema. Invece – ha proseguito questa volta è accaduto inopinatamente che anziché arrestare 12, 15, 20 medici che hanno prescritto qualche milione di euro di farmaci in più, ci sono andati nel mezzo tutti. Ma nessuno finora è riuscito ad alzarsi per dare una spiegazione scientifica sulla natura dei fatti. Quindi attenzione perché tutto il tema della prescrizione è in discussione e tutti medici siciliani prima o poi approderanno nella medesima condizione di quelli catanesi». Di Giacomo ha quindi detto di ritenere opportuno che l’ Ordine dei medici richieda una audizione in commissione Sanità «per avviare una iniziativa parlamentare che possa interloquire con la Corte dei conti e la Guardia di finanza». Al termine dei lavori il presidente Buscema ha annunciato alla platea che presto, forse entro la settimana, verrà stilato un documento unitario che indicherà le linee programmatiche di un intervento sulle autorità.
giuseppe bonaccorsi

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