16 Giugno 2010

“Serve più concorrenza, subito una legge”

 
Catricalà (Antitrust): piano sulla libertà d’impresa, sì alla modifica della Costituzione

 
C ome antidoto alla crisi servono in I- talia «dosi massicce di concorrenza», perché il Paese non può più «pagare il prezzo di politiche anticompetitive». È la ricetta indicata nella relazione annuale dall’Antitrust (a 20 anni dalla sua istituzione), che per questo vede con favore la modifica degli articoli 41 e 118 della Costituzione, strumento fissato dal ministro Tremonti per favorire una maggiore libertà economica. Nello stesso tempo il Garante lancia però anche un monito: il governo deve approvare subito il disegno di legge sulla concorrenza, atteso per maggio-giugno. Alla Camera, ieri, il presidente Antonio Catricalà ha dato il benvenuto alla volontà del governo «di aprire una nuova stagione di liberalizzazioni », dicendo chiaramente «ben vengano le riforme costituzionali utili a tal fine». Ma questo, ha aggiunto, impone di approvare «in tempi certi» la legge annuale sulla concorrenza. Va fatto subito, insieme alle modifiche della Costituzione, perché è urgente «consentire alle nuove imprese e a quelle già attive di crescere e produrre ricchezza», riformando «il contesto di mercato oggi ostile al pieno esercizio dell’iniziativa economica ». Occorre, insomma, passare da vaghe parole «a fatti concreti». Quelli che servono, come «prioritari», nelle poste, nei trasporti, nell’energia e nella finanza, per rimediare a una situazione che continua a vedere costi più alti della media europea: Catricalà ha indicato il «28% in più per l’energia elettrica, 6% in più per i fidi, fino al 100% per l’Rc auto ». Danni che il Codacons quantifica «in almeno 1.500 euro annuo a famiglia».
E le parole di Catricalà sono state ben accolte, nel Pdl, da Maurizio Gasparri (che, sulla scia di Tremonti, ha detto che «è bene» partire da «una legge ordinaria», in attesa delle riforme costituzionali) e Raffaello Vignali, che ha ricordato il progetto di Statuto delle imprese all’esame della Camera.
Telecomunicazioni. Il Garante ha poi insistito sulle tlc dove, per recuperare il ritardo nello sviluppo della rete di nuova generazione per la banda larga, ha anche stemperato la sua posizione storica: ora l’Autorità «non è pregiudizialmente contraria a ipotesi di cooperazione tra imprese rivali, purché sia garantita neutralità nella gestione». A tal fine «le regole di governance dovranno essere valutate dall’Antitrust», ha precisato Catricalà. Poca libertà resta pure nei servizi pubblici locali, «saldamente in mano alle imprese ex municipalizzate». La recente riforma ha «due punti di forza: impone l’obbligo generalizzato della gara e definisce direttamente a livello legislativo una cronologia ». Il punto di debolezza è però «la facilità con cui possono insinuarsi proroghe».
Banche. Catricalà conferma che nella crisi «le banche italiane si sono dimostrate più solide di quelle di altri Paesi». Tuttavia, anche nel credito si assiste a «una perdurante debolezza di stimoli competitivi ». In particolare, è «l’intensità degli intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti» a frenare le «spinte concorrenziali », con «ipotesi di controllo di fatto, dissimulato da partecipazioni di minoranza». L’Abi ha replicato, sui costi dei conti correnti, sostenendo però che l’indagine di Bankitalia mostra «un risultato fortemente diverso» dall’Antitrust.
La lista è lunga. Nella relazione sono citati anche il settore dell’energia, dove «nonostante sia avanzato il grado di liberalizzazione, vi sono zone del Paese (la Sicilia, ndr )
sostanzialmente isolate nelle quali si formano artificiose posizioni dominanti», e i trasporti ferroviari, «chiusi agli stimoli competitivi ».

 

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