1 Febbraio 2015

Serpelloni, lo zar dell’ antidroga licenziato in tronco dal Sert «Sono stato incastrato»

Serpelloni, lo zar dell’ antidroga licenziato in tronco dal Sert «Sono stato incastrato»

VERONA Lo avevano soprannominato lo «Zar dell’ antidroga» ed effettivamente Giovanni Serpelloni – un po’ come il personaggio interpretato da Micheal Douglas nel film Traffic – è stato per anni il plenipotenziario assoluto delle politiche di contrasto agli stupefacenti, grande alfiere della tesi per cui non esiste distinzione tra droghe pesanti e leggere. Nel luglio 2008, l’ allora sottosegretario Carlo Giovanardi – famoso per le sue posizioni iper proibizioniste sfociate poi nella legge redatta con Gianfranco Fini, bocciata giusto un anno fa dalla Consulta – lo chiama a Roma per dirigere il dipartimento delle Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, dove resterà fino all’ aprile scorso resistendo a tre governi (ma non a Renzi). Era così tornato a Verona, al suo vecchio posto di direttore del Dipartimento delle dipendenze (Sert). Questo fino a venerdì, quando è stato licenziato in tronco, per «giusta causa» e senza preavviso, dalla direttrice dell’ Usl 20 di Verona Maria Giuseppina Bonavina, al termine di un procedimento disciplinare di quattro mesi. Stessa sorte è toccata anche a due suoi storici collaboratori, i dottori Maurizio Gomma (allontanato già a novembre) e Oliviero Bosco. Ma cosa è costato il posto a Serpelloni? In sostanza, l’ aver rivendicato – assieme a Oliviero e Gomma (che però è stato licenziato per ragioni diverse) – i diritti intellettuali di un software clinico chiamato Mpf, di proprietà esclusiva dell’ Usl 20 ma sviluppato dai tre medici nel corso di 20 anni di lavoro, che serve a monitorare le fasi di assistenza e cura ai soggetti affetti da dipendenze (alcol, droghe) anche al fine di creare un grande database fruibile dagli enti pubblici preposti. Una volta che l’ Usl 20 ha concesso il riuso del software alla Regione Friuli Venezia Giulia, i tre medici, che se ne considerano «titolari esclusivi di tutti i diritti di utilizzazione, di sfruttamento e morali», si sono rivolti per la propria tutela al Codacons, che ha fatto ricorso al Tar. È successivamente a questo passaggio – e nello specifico l’ 8 ottobre scorso – che il dg Bonavina avvia il procedimento disciplinare che sfocerà nel licenziamento. La tesi dell’ Usl 20 è che i medici abbiano rivendicato la proprietà di qualcosa che non gli appartiene, arrivando a cedere allo stesso Codacons i «diritti di gestione, utilizzo e sfruttamento commerciale» del programma e depositando alla Siae i manuali operativi (cosa effettivamente avvenuta il 3 settembre). Nuove code giudiziarie sono assicurate, con il Codacons sul piede di guerra, Serpelloni che dice di aver denunciato per falsa testimonianza due persone che lo hanno «incastrato» e Bonavina che rimanda alle «sedi opportune» tutte le risposte del caso. In difesa del suo «pupillo», si è fatto sentire ieri il senatore Carlo Giovanardi: «Ho constatato di persona alla Casa Bianca, a Washington, all’ Onu a New York, a Vienna nell’ ambito delle conferenze annuali sulla droga, la stima e la considerazione di cui è circondato», afferma. Così, la notizia del suo licenziamento «lascia esterrefatti, e fa venire in mente quella famosa frase di denuncia dello strapotere dei burocrati: “quando piccoli uomini (o donne) lasciano lunghe ombre vuol dire che siamo al tramonto”».

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