27 Agosto 2011

Serie A, scarpini al chiodo Domenica non si parte

Serie A, scarpini al chiodo Domenica non si parte
 

L’ ufficialità arriva a mezzogiorno. Non si gioca. Mentre la Liga spagnola riparte con un accordo in extremis, la serie A prolunga le ferie per il mancato rinnovo del contratto collettivo dei calciatori sino al 10 settembre. O anche oltre. Perché «l’ ipotesi di uno sciopero a oltranza è uno dei problemi che si pone» dice il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete – c’ erano tutte le condizioni perché questo non avvenisse». Scarpini al chiodo per la seconda volta. La prima risaliva al 16-17 marzo di 15 anni fa. Allora i calciatori protestavano contro la mancata soluzione sul rinnovo del contratto collettivo. Stavolta gli spogliatoi resteranno vuoti per il mancato accordo sul contributo di solidarietà (art 4) e per gli allenamenti differenziati per i fuori rosa (art 7). Pesa come un macigno il pessimo rapporto tra Lega e Aic. Onda lunga vissuta pubblicamente, anche durante la presentazione del calendario della serie A 2011/2012. E che ha registrato il tardivo intervento prima della Figc e poi del Coni. Lo sciopero era stato minacciato anche lo scorso gennaio. Poi i presidenti si sono rimangiati le basi dell’ accordo nei mesi successivi. Ora la Lega – spaccata, poco incline al dialogo e con alcuni presidenti che mal sopportano il capo Maurizio Beretta – accusa l’ Aic di condurre una battaglia ideologica, il sindacato ribadisce la volontà, soprattutto delle big, di rifiutare a prescindere ogni proposta degli atleti. Le ultime ventiquattro ore sono una polaroid semiseria del calcio italiano, diviso tra interessi di parte e incapacità di confronto. Come quella manifestata dai presidenti di A. Tra chi mostrava aperture sul rinnovo (Cellino, Zamparini), chi restava in silenzio (Milan e Juve), chi – come il presidente del Napoli De Laurentiis – non riconosceva come interlocutore il numero uno della Figc Abete. La proposta «ponte» del sindacato calciatori rappresentato da Damiano Tommasi – intesa sino a giugno 2012 sulla base del testo già firmato, nessuna correzione agli articoli 4 (contributo di solidarietà) e 7 (allenamenti separati) – è stata respinta dai presidenti della massima serie. Nonostante meno di 24 ore prima era De Laurentiis a dare credito all’ ipotesi d’ accordo per consegnare il calcio giocato ai tifosi e formare un gruppo di lavoro per rivedere un contratto «già vecchio prima di essere approvato». Nulla di fatto. «Non si capisce perché dovremmo firmare un accordo ponte che ricalca quello ipotizzato all’ origine della vertenza da Campana» diceva il presidente della Lega Maurizio Beretta, «un presidente incapace» per il presidente del Cagliari Cellino. In precedenza era bocciata dalla Lega anche la proposta in extremis di Abete, un fondo straordinario di 20 milioni di euro fino al 2013 destinato unicamente a garantire l’ associazione dei club di serie A di fronte a eventuali contenziosi sul contributo di solidarietà. Un’ idea partorita dopo l’ incontro con il presidente del Coni Gianni Petrucci. Il fondo di garanzia sarebbe stato costituito da risorse interne alla Federazione senza intaccare le contribuzioni destinate ad altre componenti. Violente le reazioni a caldo sul rinvio della prima di campionato. Presidenti, arbitri, ex tecnici, politici sempre pronti al commento da bar. Per tutti è un errore non iniziare. Con gli indici puntati non solo verso i calciatori. «Questo è uno sciopero voluto dalle società» ha detto il presidente dell’ Associazione italiana allenatori Renzo Ulivieri. Il Codacons propone la decurtazione degli stipendi degli atleti, La Russa chiede la stessa indignazione per lo sciopero della Cgil del 6 settembre mentre il patron della Fiorentina Diego Della Valle vuole una Authority come la Consob per il futuro del calcio.
 

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