29 Aprile 2016

Serd, tutti i medici reintegrati L’ indagine penale prosegue

Serd, tutti i medici reintegrati L’ indagine penale prosegue

   
Il Tribunale di Verona, sezione lavoro, ha reintegrato tutti e tre i medici in servizio al Servizio Dipendenze (Serd) che erano stati licenziati dall’ Ulss 20 e ha rigettato i ricorsi dell’ Ulss 20 che si opponeva alla decisione: dopo Giovanni Serpelloni, anche Maurizio Gomma e Oliviero Bosco non solo hanno viste riconosciute le loro ragioni ma hanno anche ottenuto la conferma della sentenza con la condanna nei confronti dell’ Ulss 20 a rifondere le spese di lite e i compensi professionali. La vicenda risale alla delibera dell’ Ulss 20 del gennaio 2015 con la quale venivano di fatto licenziati i tre medici per giusta causa; il tribunale del lavoro, con sentenze sostanzialmente uguali nei tre casi, accoglie i ricorsi decidendo per la nullità della sanzione disciplinare per incompetenza del direttore generale (all’ epoca Giuseppina Bonavina) a irrogare la sanzione del licenziamento per la violazione dell’ articolo 55 della decreto legislativo 165.In sostanza la sanzione è nulla «in quanto adottata in violazione delle regole stabilite dalla legge e dalla contrattazione collettiva al fine di individuare l’ organo competente per l’ adozione delle sanzioni disciplinari». La norma prevede che i provvedimenti disciplinari vengano irrogati dall’ ufficio competente il cui responsabile era Paolo Montresor. Secondo la ricostruzione dei giudici del tribunale del lavoro il responsabile dell’ ufficio procedimenti disciplinari «si è invero limitato a esprimere un parere di conformità a diritto e di adeguatezza della massima sanzione disciplinare, laddove è evidente che non si rinviene la adozione della sanzione che verrà difatti deliberata unicamente dal direttore generale (con la delibera che dispone il licenziamento) il quale così facendo -scrive il giudice- si è voluto assumere la piena e diretta responsabilità dell’ adozione della sentenza più grave». Insomma, secondo il giudice «si è determinata una chiara violazione del disposto normativo» in materia di procedimenti disciplinari nel pubblico impiego perché «spetta all’ ufficio competente non solo la istruzione ma anche la decisione sulla definizione del procedimento disciplinare e conseguentemente pure l’ atto conclusivo del procedimento irrogativo della sanzione».Tutto questo capitolo che riguarda il reintegro sul posto di lavoro dei tre medici del Serd attiene comunque a una vicenda civilistica da parte del giudice del lavoro che condanna e sanzione la Ulss 20 ma non entra nel merito delle condotte che hanno determinato l’ azienda ad adottare la grave sanzione dell’ espulsione, limitandosi a confermare la violazione delle norme per i procedimenti disciplinari. Dei motivi per i quali l’ allora direttore generale Bonavina aveva censurato e denunciato alla Procura della Repubblica si stanno occupando i magistrati per la parte penale, come abbiamo scritto nei giorni scorsi. L’ inchiesta penale, per la quale il gip ha appena concesso su richiesta del pm la proroga delle indagini coinvolge sette medici (alcuni in servizio al Serd) e il presidente di Codacons, Giuseppe Ursini. L’ indagine è iniziata in seguito all’ esposto depositato da Ciditech, ditta fornitrice, per anni dei servizi informatici per il Dipartimento delle Dipendenze: nell’ esposto si ipotizzavano comportamenti non legittimi da parte dell’ allora, e attuale, direttore, dottor Giovanni Serpelloni, e di alcuni dei suoi collaboratori: Maurizio Gomma, Oliviero Bosco, Umberto Galvan, Mario Cruciani, Stefano Nardi e Claudia Rimondo. L’ esposto-denuncia comportò l’ apertura di un fascicolo per concussione, truffa e frode informatica (questi tre nella forma del tentativo), accesso abusivo al sistema informatico, turbata libertà negli incanti, calunnia, falsità materiale in atti pubblici e soppressione e distruzione di atti. L’ iscrizione nel registro degli indagati avvenne a fine 2014, poco dopo il deposito dell’ atto di Ciditech, ma l’ indagine tuttavia necessita di ulteriori approfondimenti ed è per questo che il pm Paolo Sachar, titolare del fascicolo, ha chiesto – in dicembre – la proroga di sei mesi, avviso che alcune settimane fa è stata notificato agli indagati. Nessuna incolpazione al momento, solo i reati per i quali da un anno la procura sta cercando riscontri, e solo allo scadere dei sei mesi, quindi tra maggio e giugno, il sostituto procuratore deciderà se formulare l’ incolpazione provvisoria o, ritenendo che non vi siano elementi, far decadere l’ indagine.Questo uno dei fronti aperti dal pm Sachar ma non è l’ unico: nell’ aprile 2014, dopo che Giovanni Serpelloni lasciò l’ incarico al vertice del Dipartimento politiche antidroga a Roma, che ricopriva dal 2008, la Guardia di Finanza si spostò in via Valverde, sede dell’ Ulss, per verificare – su incarico della Procura capitolina – l’ utilizzo dei denari erogati dal Dipartimento tra il 2010 e il 2013 per progetti gestiti dall’ Ulss ma dei quali la direzione generale non era a conoscenza. Dopo aver ricevuto la lettera inviata dal Serd a Ciditech, l’ ex dg diede disposizioni agli uffici affinchè venisse eseguita una verifica sull’«iter seguito per la predisposizione e adozione di delibere aventi ad oggetto attività di progettazione del Dipartimento» finanziate da Roma. Emersero altre criticità, una su molte il fatto che l’ Eihp (l’ associazione che in convenzione lavorava sui progetti), utilizzasse risorse umane e tecnologiche dell’ Azienda. E l’ Ulss risolse immediatamente i contratti.o COPYRIGHT.

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