22 Giugno 2016

Sequestrate le carte dei prestiti ai soci «Nessun controllo sui manager Bpvi»

Sequestrate le carte dei prestiti ai soci «Nessun controllo sui manager
Bpvi»  Dall’ apice al crollo Ora c’ è Atlante L’ inchiesta e la
perquisizione La beffa per 120mila piccoli azionisti Lo stop del giudice
alle «baciate»
la finanza torna nella sede dell’ istituto, sotto esame le «baciate». il procuratore: «indagata la banca»

Vicenza La Popolare di Vicenza «rispetto ai reati contestati evidenziava un modello organizzativo e di controllo inadeguato o di fatto inattuato». E per questo «la Banca è indagata per responsabilità amministrativa». È l’ ultimo passaggio della maxi inchiesta avviata dalla procura di Vicenza sull’ istituto di credito. Ieri mattina la Guardia di finanza ha eseguito una lunga perquisizione negli uffici della sede centrale di Bpvi. «Cercavamo documenti che non erano ancora stati acquisiti, per un confronto con quelli già oggetto della prima perquisizione», spiega il procuratore capo Antonino Cappelleri, titolare dell’ inchiesta al fianco dei sostituti Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi. Gli investigatori sono andati a colpo sicuro, e infatti i documenti sono stati trovati. Si tratta delle carte che dimostrano i finanziamenti concessi dalla banca tra il 2012 e il 2014 (ma lo stesso istituto di credito parla di «eventi» datati anche marzo 2015). Tra le cose che dovranno essere valutate, anche l’ ipotesi che alcuni manager abbiano concesso prestiti a persone che non erano in grado di offrire adeguate garanzie per la restituzione del capitale. Al centro di tutto, ancora una volta, ci sono le operazioni «baciate», ovvero l’ erogazione (per un ammontare di circa un miliardo di euro) di prestiti e mutui ai clienti, finalizzati all’ acquisto di azioni o obbligazioni convertibili della banca stessa. Una pratica di per sé lecita, ma che la Popolare di Vicenza avrebbe messo in atto tenendo all’ oscuro la Banca d’ Italia. Ora si tratta di stabilire quale sia stata la linea di condotta dei singoli manager coinvolti, anche per attribuire eventuali responsabilità. E per farlo occorre accertare quale fosse l’ organizzazione all’ interno della Popolare perché – è la tesi degli investigatori – se i vertici dell’ istituto hanno potuto mettere in atto questo meccanismo è proprio grazie al fatto che la Banca non era dotata di un adeguato sistema di vigilanza sull’ operato dei propri manager. Sotto inchiesta restano l’ ex presidente Giovanni Zonin e i componenti del vecchio consiglio di amministrazione Giuseppe Zigliotto e Giovanna Maria Dossena, oltre all’ ex direttore generale Samuele Sorato e ai due vice Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta. Le principali accuse, mosse nei loro confronti, sono di aggiotaggio e di ostacolo all’ attività di vigilanza. Il tutto alla luce delle denunce presentate dall’ istituto e dai risparmiatori che hanno visto crollare il valore delle azioni, che era arrivato a toccare quota 62 euro e che ora è precipitato a 10 centesimi a titolo. Sono 1.277 i finanziamenti concessi dalla Vicentina tra il 2012 e il 2014. Tra i fidi più ingenti, per fare qualche esempio, c’ è quello alla «Marchini Group», che fa capo all’ imprenditore romano Alfio Marchini, tra i candidati a sindaco di Roma nella tornata elettorale appena conclusa: 60 milioni di euro della Bpvi transitati su fondi lussemburghesi e finiti nelle società dell’ imprenditore prestato alla politica. E il Gruppo ha beneficiato di 25 milioni della popolare attraverso un’ altra società, la Methorios. E così sotto la lente torna quell’ intrigo di prestiti più o meno diretti che passavano per l’ estero, compresa la filiale irlandese di Bpvi ora chiusa. Ma attenzione: «Marchini non è indagato e sbaglia chi pensa che questa inchiesta riguardi lui più di altri», avverte un investigatore. E in effetti nella stessa situazione dell’ ex candidato sindaco della capitale ci sono molti di coloro che hanno ottenuto i finanziamenti della Vicentina. Il quadro che emerge l’ aveva riassunto alla vigilia di questa nuova perquisizione proprio il procuratore Cappelleri: «La nostra inchiesta si occupa del modo in cui venivano “piazzate” le azioni Bpvi. C’ era un disegno spasmodico per venderne il più possibile, aumentando il patrimonio e superare così gli stress test della Bce». Il Codacons torna alla carica: «In attesa che i documenti sequestrati oggi siano analizzati dalla magistratura – dice il presidente Carlo Rienzi – riteniamo indispensabile procedere a sequestro cautelativo dei beni della banca. Ciò a garanzia dei risarcimenti in favore dei risparmiatori». L’ associazione dei consumatori chiede di «congelare» i beni «perché se emergeranno illeciti relativi al collocamento delle azioni al pubblico, gli investitori potranno ottenere il rimborso integrale dei propri investimenti». Intanto proprio dalla sede centrale della Popolare di Vicenza, l’ amministratore delegato Francesco Iorio, assicura che la banca «è la prima ad essere interessata a fare chiarezza sul passato». La rassicurazione che arriva è sempre la stessa: piena collaborazione e fiducia nell’ operato della magistratura. Il banchiere ha quindi ribadito «il proprio impegno incondizionato a ristabilire quel clima di rinnovata trasparenza e fiducia necessario per proseguire nel rilancio della banca, a beneficio dei suoi clienti, azionisti, dipendenti e dei territori in cui la banca opera».
 

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