Senzatetto e caos nei padiglioni Così si sono moltiplicati i roghi
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fonte:
- Il Tempo
• L’ escalation di roghi al San Camillo-Forlanini va avanti almeno dal 2009, quando questo giornale già s’ interessava al caotico degrado in cui versavano i vecchi padiglioni del Forlanini, abitati da stranieri e sentatetto. Gli incendi, nel più grande ospedale d’ Europa, si sono così moltiplicati, fino all’ ultimo atto (doloso), avvenuto la notte tra il 4 e il 5 del mese scorso, quando un furgone di una ditta di servizi è anda to a fuoco davanti alle cucine dell’ ospedale. Poi l’ incendio scoppiato sabato notte, nel reparto di Medicina, in cui è morto bruciato nel suo letto un paziente di origine moldava. Anche oggi, come in passato, a causa dei roghi i pazienti sono stati spostati da un padiglione all’ altro. Questa volta la struttura potrebbe aver subito seri danni. «Guardate qua, c’ è fuliggine dovunque – ha spiegato un’ infermiera- le fiamme non hanno dannegiato solo il secondo piano (dove si trovava la stanza andata a fuoco, ndr). Ci sarà da rivedere l’ impiantistica generale, i solai», spiega. Eppure sembra rassegnata: «Qui gli incendi sono di casa». l’ incendio di alcune stanze adibite a uffici delle sigle sindaca lidi Cgil e Cisl, mentre a maggio del 2012, a causa di un cortocircuito su un quadro elettrico, le fiamme distrussero il seminterrato del padiglione Flaiaini, con il conseguente spostamento dei pazienti di oncologia presso un altro reparto. E ancora “black out”, l’ ultimo dei quali si è verificato la notte del 16 aprile scorso causando un blocco dell’ energia elettrica che ha interessato tre padiglioni: Antonini, Lanci si e Marchiafava. Nessun bloc co delle attività ospedaliere, ma gli accertamenti scattati non hanno potuto escludere la pista dolosa. IL CASO «MATERNITÀ» Il 10 febbraio di quest’ anno un altro incendio ha colpito due sotterranei del reparto di Ostetricia e Ginecologia. Sarà il sindacato Fials (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità) a ricordare come l’ assenza delle scale antincendio, in questo reparto, costituisca no un rischio ulteriore per il personale e i pazienti ricoverati. Le fiamme si dipanarono da un materasso e da cumuli di immondizia accatastati in quei locali, irrompendo nei corridoi che conducono proprio a Medicina, il reparto interessato dall’ incendio di sabato notte: in quell’ occasione furono evacuati una settantina di pazienti. TESTIMONIANZE «Gli allarmi ci sono sempre stati ma sono rimasti inascoltati e la sicurezza è rimasta un miraggio», spiegano alcuni operatori sanitari che lavorano da anni per l’ azienda ospedaliera. I maggiori problemi, raccontano, sono «nelle vie di fuga». Le barelle e i letti dei degenti parcheggiati nei corridoi dei reparti costituiscono un se rio impedimento in caso di incendio. Anche al secondo piano del reparto di Medicina iposti letto non bastano e capita spesso di dover trovare un posto di ripiego in cui sistemare i pazienti. LE DENUNCE «A febbraio c’ è stato un altro incendio. Cosa è stato fatto in questi due mesi – si domanda il presidente del Codacons Carlo Rienzi- sul fronte della sicurezza?». E chiede di «bloccare l’ invio degli ispettori del ministero. Una scelta ipocrita, inutile e potenzialmente dannosa dopo episodi simili». Ieri mattina ha presentato «un esposto alla Procura di Roma per concorso in omicidio colposo». Sul caso è arrivata anche un’ interrogazione del vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Francesco Storace, mentre il consigliere regionale FdI Fabrizio Santori, ha ricordato una sua denuncia presentata a gennaio 2014: «Tragedia non casuale. Troppi fatti oscuri e senza risposta negli ultimi due anni: sabotaggio al sistema dell’ ossigeno per i pazienti gravi a gennaio 2015, continue interruzioni del sistema elettrico, incendi improvvisi nei sotterranei. I campanelli d’ allarme ci sono stati». Allo stesso modo Il Tempo in questi anni si è continua mento speso per denunciare il degrado imperante nei vecchi padiglioni abbandonati del Forlanini, in cui poteva accedere chiunque e dove in passato si sono consumati perfino episodi di violenza. V. C.
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