27 Luglio 2002

Senza medico per 19 ore, muore in corsia

La donna, 73 anni, era stata operata al femore. Il direttore sanitario dell?ospedale: nessun abbandono


Senza medico per 19 ore, muore in corsia


Palermo: una lunga agonia in attesa di cure, doveva essere dimessa.



PALERMO – È rimasta in agonia per 19 ore, senza medici al capezzale e con la sola assistenza di qualche infermiere. Vomitava un liquido nerastro, aveva la febbre a 40 e gli occhi squassati dalla sofferenza. Ma l?hanno lasciata sola nel lettino dell?ospedale palermitano «Buccheri La Ferla», mentre i figli continuavano a implorare chiunque passasse dalle loro parti: «Un medico, chiamate un medico». Alle 3 del mattino è arrivato un anestesista, che ha tentato un?inutile massaggio cardiaco. Un?ora dopo è giunto anche il medico di reperibilità. Troppo tardi: la paziente era già morta e ha potuto solo constatarne il decesso.
E adesso è bufera su questo ospedale di frontiera, trasformato in gioiello sanitario da una nuova generazione di medici, costretti a fare i conti con le frequenti incursioni di ragazzotti delle borgate vicine (Brancaccio, Acqua dei Corsari, Torrelunga).
Un prestigio costruito a fatica e oscurato dall?incidente accaduto il mese scorso, che ha avuto come vittima una donna di 73 anni, ricoverata nel reparto di Ortopedia per la frattura di un femore. Un intervento banale, perfettamente riuscito. Si aspettava l?ok per le dimissioni. Ma in meno di 24 ore è successo di tutto, una maledetta catena di eventi appesantita – sembra – da qualche leggerezza.
La figlia della paziente, che preferisce mantenere l?anonimato, non ha voglia di parlare. Dice solo di aver reso nota la vicenda per informare l?opinione pubblica di quanto può accadere negli ospedali, e ricostruisce sommariamente il calvario della madre: «È stata visitata, se così si può dire, la mattina alle 7.30. Ma i primi malesseri hanno cominciato a manifestarsi un?ora più tardi. Per tutto il pomeriggio nel reparto non s?è visto un medico, erano presenti soltanto gli infermieri che hanno fatto quel che potevano: un prelievo di sangue, la somministrazione di farmaci. Ma ci voleva ben altro».
Differente la versione del direttore sanitario, Giampiero Feroni. «Non è vero che la donna – afferma il dirigente – è rimasta senza assistenza per 19 ore. La mattina era stata visitata dal primario del reparto, come avviene sempre in questi casi. Nel pomeriggio il medico di guardia, impegnato in alcuni interventi d?urgenza, ha dato disposizione agli infermieri di compiere un prelievo di sangue, e di somministrare un antipiretico. In nottata le condizioni della paziente si sono aggravate, fino al tragico epilogo».
Feroni ha annunciato l?apertura di un?indagine interna e nel pomeriggio di ieri, in una nota consegnata alle agenzie di stampa, ha assicurato ai familiari che l?azienda ospedaliera farà di tutto «per appurare la verità» e accertare se vi siano stati eventuali comportamenti scorretti che abbiano potuto determinare il triste evento «che, al di là del gravissimo fatto in sé, lede l?immagine di una struttura che ha fatto dell?umanizzazione dell?assistenza il suo obiettivo principale». Il primario della Divisione, Ernesto Valenti, uno dei più quotati ortopedici siciliani, ha inviato una lettera di scuse alla famiglia.
Aperto un fascicolo in procura: inchiesta «contro ignoti». Facile parlare di ennesimo caso di malasanità in una Regione disastrata. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, però, che ieri si trovava proprio a Palermo per inaugurare l?area d?emergenza dell?ospedale Ingrassia, ha invitato a non criminalizzare le strutture sanitarie del Sud: «Episodi di malasanità – dice il ministro – possono capitare ovunque».
Ma sull?ospedale picchia duro il Codacons. «Si tratta di un fatto che, se confermato, potrebbe configurare veri e propri reati», scrivono i responsabili dell?associazione, che hanno presentato alla Procura di Palermo una denuncia per concorso in omicidio colposo e omissione di soccorso, sollecitando l?assessore regionale, Ettore Cittadini, «ad attivarsi per migliorare il servizio sanitario siciliano anche attraverso un confronto diretto con gli utenti. Confronto che purtroppo ancora non c?è stato».


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