22 Gennaio 2013

Senza lavoro, più poverta e meno assistenza: nei numeri dell’ Istat il paese che arranca

Senza lavoro, più poverta e meno assistenza: nei numeri dell’ Istat il paese che arranca

ROMA – Più povertà, più disoccupati, più giovani inattivi, peggiore assistenza sanitaria. E’ la fotografia di un paese in affanno quella scattata dall’ Istat con il suo rapporto “Noi Italia”. Disoccupazione. Nel 2011, certifica l’ istituto statistico, in Italia è stato occupato il 61,2% della popolazione di 20-64 anni, solo un decimo di punto in più rispetto al 2010. Nella graduatoria europea, solamente Ungheria e Grecia presentano tassi d’ occupazione inferiori. Guardando alle donne, le occupate sono solo il 49,9%. La disoccupazione di lunga durata, che perdura cioè da oltre 12 mesi, ha riguardato, nel 2011, il 51,3% dei disoccupati nazionali, il livello più alto raggiunto nell’ ultimo decennio. Boom di inattivi. Inquietante pure il numero di persone inattive. Nel 2011 il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni è stato pari al 37,8% e non subisce variazioni rispetto al 2010. Un livello ragguardevole, secondo nella graduatoria europea dopo quello di Malta. Nella Ue è pari al 28,8%, in lieve calo rispetto all’ anno precedente. Oltre 8 milioni di poveri. Pessimo anche il dato sulla povertà. Nel 2011 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l’ 11,1%: si tratta di 8,2 milioni di individui poveri, il 13,6% della popolazione residente. La povertà assoluta, stabilisce l’ Istat, coinvolge il 5,2% delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di individui. Meno spesa sanitaria. A fronte di questa situazione, la spesa sanitaria pubblica è di circa 112 miliardi di euro, molto inferiore a quella di altri importanti paesi europei; essa corrisponde al 7,1% del Pil e a 1.842 euro annui per abitante (2011). Povertà e scarsi investimenti in sanità sono due facce della stessa medaglia. Le famiglie, spiega infatti il rapporto, contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 19,5%. La spesa sanitaria delle famiglie, che rappresenta l’ 1,8% del Pil nazionale, ammonta a 909 euro per famiglia nel Mezzogiorno e a 1.163 euro nel Centro-Nord. Troppi abbandoni scolastici. I giovani che abbandonano prematuramente gli studi sono in calo, ma l’ Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei. Fra i 18-24enni il 18,2% ha lasciato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore, contro il 13,5% dei paesi Ue. Da segnalare che tra i giovani stranieri l’ abbandono scolastico raggiunge il 43,5%. L’ incidenza maggiore degli abbandoni si registra in Sardegna e in Sicilia, dove un giovane su quattro non porta a termine un percorso scolastico/formativo dopo la licenza media. Omicidi in ripresa. Altro valore negativo in crescita certificato dall’ Istat è quello relativo alla criminalità. Nel 2011 si è registrata infatti una lieve ripresa degli omicidi volontari, sia consumati sia tentati, dopo il minimo storico toccato nel 2010. Prosegue, invece, la diminuzione di quelli di matrice mafiosa. A parziale consolazione il fatto che nel confronto europeo, riferito al 2009, il nostro paese, con 1 omicidio volontario per 100 mila abitanti, si colloca al di sotto della media dell’ Ue27 (1,2 omicidi). Impennata di furti e rapine. Le rapine denunciate alle autorità sono oltre 40 mila, pari a 66,8 ogni 100 mila abitanti, in forte aumento rispetto al 2010 in tutte le ripartizioni geografiche. Al Nord-est si registra il valore minimo (34,2 rapine per 100 mila residenti), nel Mezzogiorno quello massimo (86,7). I furti denunciati nel corso del 2011 sono più di un milione e 460 mila, il 10,2% in più dell’ anno precedente. Si interrompe così il trend discendente dell’ ultimo periodo. I delitti per cui si è avuto il maggior numero di condannati sono il furto (44,6 condannati per 100 mila abitanti, in lieve diminuzione rispetto al 2009) e la violazione delle leggi in materia di stupefacenti (43). Respira smog un italiano su tre. Male anche la qualità dell’ ambiente. “Nel 2012 – si legge nel dossier – il 35,7% delle famiglie italiane segnala problemi relativi all’ inquinamento dell’ aria nella zona di residenza” che “rappresenta uno dei principali problemi ambientali soprattutto in ambito urbano”. Il 18,5% delle famiglie lamenta anche la presenza di odori sgradevoli. Troppa discarica. Una situazione frutto anche della cattiva gestione dei rifiuti. “Quasi la metà dei rifiuti urbani sono ancora smaltiti in discarica”, ricorda “Noi Italia”, secondo cui “nel 2010 il 46,3% del totale dei rifiuti urbani raccolti su tutto il territorio nazionale, pari a 248,4 kg per abitante”, è finito in discarica. Questa “quota diminuisce rispetto al 2009 del 3,2%”, pari a meno 15,7 kg pro-capite. Una media che nasconde però enormi differenze regionali. Al nord vanno in discarica poco più di 130 kg di rifiuti a testa (25,9% raccolta nord-ovest, 23,5% nord-est); al Sud 327 kg per abitante (pari al 66%); il valore sale a 379 kg per abitante nelle regioni del Centro (circa il 62%). Stranieri in fuga e paese vecchio. Passando agli andamenti demografici, l’ Istat rileva come in dieci anni la popolazione straniera residente è più che triplicata (censimento 2011) e nell’ ultimo decennio il saldo naturale della popolazione straniera – fortemente positivo – ha parzialmente compensato il saldo naturale negativo della popolazione italiana: all’ 1 gennaio 2012 i cittadini stranieri non comunitari regolarmente presenti in italia sono poco più di 3 milioni e 600 mila, circa 100 mila in più rispetto all’ anno precedente. Tra il 2010 e il 2011 i flussi di nuovi ingressi verso il nostro paese hanno subito un brusco rallentamento: i permessi rilasciati durante il 2011 sono 361.690, Quasi il 40% in meno dell’ anno precedente. Malgrado la nuova linfa in arrivo dall’ estero, l’ Italia è sempre più vecchia. In Europa siamo battuti per anzianità solo dai tedeschi. A inizio 2012, gli anziani erano 147 per ogni 100 giovani. Meno incidenti auto. Tra le poche note positive contenute nel rapporto, il fatto che continuano a diminuire i decessi per incidente stradale: nel 2011, secondo gli ultimi dati Istat riportati, sono scesi a 63,6 persone per milione di abitanti, il 6% in meno rispetto al 2010. Dal 2001 i morti per incidente stradale si sono pressoché dimezzati. Il divario nord-sud. Commentando i contenuti della ricerca, il presidente dell’ Istat, Enrico Giovannini, ha commentato: “Quelle tra Nord e Sud Italia sono purtroppo le solite differenze che in parte questa crisi ha acquito perche in particolare negli ultimi due anni le imprese che esportano sono andate abbastanza bene mentre quelle orientate ai mercati interni sono andate male”. “Essendo le prime più posizionate al Nord – ha sottolineato – significa che il Mezzogiorno ha sofferto e soffre di più queste differenze che stanno crescendo come si vede chiaramente dai dati sulla povertà anche perché al Sud abbiamo una quota di famiglie numerose più elevata e quindi che soffre di più in condizioni economiche disagiate come le attuali”. Consumatori indignati. Reazioni più allarmate dalle associazioni dei consumatori. Il Codacons giudica “estremamente gravi” i dati presentati dall’ Istat. Ad aggravare la situazione, spiega il presidente Carlo Rienzi, “è l’ enorme numero di famiglie che presentano difficoltà nell’ arrivare alla fine del mese, pari a ben il 40% del totale”. Secondo l’ associazione si tratta di numeri che “rappresentano una vergogna per un paese civile e che, purtroppo, si sono aggravati nel 2012, e continueranno a peggiorare nel 2013”.

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