19 Dicembre 2002

«Senza l`analisi della combustione dei fumi la tariffa è ridotta»

Ancora un «round» nel braccio di ferro tra Codacons e Asea sulla questione dei controlli sulle caldaie. L`associazione dei consumatori ha fatto sapere che il Giudice di pace, pronunciandosi su un ricorso proposto dall`avvocato Piero Mongelli per conto di un cittadino, ha statuito che l`Asea, nel caso in cui non effettui l`analisi di combustione dei fumi sugli impianti termici non dichiarati può pretendere solo 100mila delle vecchie lire, e non invece 240mila lire.
Il cittadino in questione, spiega il Codacons, ritenendo il proprio impianto conforme alla normativa tecnica si aspettava che nel corso della verifica il personale Asea effettuasse la prescritta analisi dei fumi. «Ma il personale – rileva il Codacons – non avrebbe proceduto al controllo, adducendo questioni di sicurezza propria e dei cittadini relative all`impianto elettrico». Da qui la causa, con cui si sosteneva l`inadempimento contrattuale dell`Asea o la riduzione di quanto richiesto per il lavoro effettivamente svolto. Il giudice di Pace Pasquale Lecciso, pur non dichiarando l`inadempimento contrattuale della società di verifica ha comunque ritenuto equo ridurre da 240mila a 100mila lire l`importo che il cittadino deve corrispondere. E l`avvocato Pietro Quinto, difensore dell`Asea, conferma come il Tribunale abbia giudicato ancora una volta legittimo l`operato della società, i cui verificatori – evidenzia – non hanno potuto espletare l`attività contestata per esclusiva responsabilità dell`utente, che era sprovvisto del certificato di conformità dell`impianto elettrico. L`avvocato Quinto, in particolare, ha evidenziato come, in conformità a quanto previsto nella convenzione stipulata tra il Comune e l`Asea, la verifica dei fumi in tale circostanza era senz`altro preclusa in assenza delle prescritte dichiarazioni di conformità.
Il Giudice di pace, dunque, accogliendo le tesi dell`avvocato Quinto, ha riconosciuto la piena legittimità dell`operato dei verificatori incaricati, pur provvedendo a ridurre secondo equità l`importo dovuto dall`utente, specificando che nella circostanza entrambi i comportamenti (da parte dell`Asea e del cittadino) siano stati «conformi a buona fede, perché improntati ad una dialettica corretta e leale». Al fine di evitare e prevenire possibili strumentalizzazioni alla decisione, il Giudice di pace ha però espressamente chiarito come la riduzione equitativa dell`importo dovuto non sconfessi la tesi dell`Asea, ritenuta dallo stesso giudice «fondata in punto di stretto diritto e da un punto di vista generale».
Sulla decisione del giudice ha espresso soddisfazione l`amministratore dell`Asea Biagio Buttazzo. «Per l`ennesima volta – commenta – è stata riconosciuta la bontà e la professionalità del nostro operato. A questo punto, mi auguro che le associazioni dei consumatori non vogliano strumentalizzare una decisione che a chiare lettere ha giudicato “corretto il comportamento dell`Asea“».

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