22 Aprile 2014

«Senza il diritto di recesso i contratti My Way sono nulli»

«Senza il diritto di recesso i contratti My Way sono nulli»

Il contratto di investimento stipulato fuori sede è nullo se non prevede il diritto di recesso in favore del risparmiatore. Questo importante principio è stato statuito di recente sia dal Tribunale di Brindisi, sia soprattutto dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 6513 del 3/4/2014. A metterlo in evidenza è l’ avv. Vincenzo Vitale (Codacons) che ha sottolineato come «il Tribunale di Brindisi, in persona del giudice Onorario, avv. Luigia Fiorenza, con la sentenza resa in data 1/04/2014, ha dichiarato che il contratto denominato “proposta di adesione al piano finanziario My Way ” è nullo e pertanto ha condannato la Banca alla restituzione, in favore dell’ attore, delle somme da quest’ ultimo corrisposte in esecuzione del contratto. Il Tribunale – fa rilevare l’ avv. Vitale – ha ritenuto che tale contratto non realizza interessi meritevoli di tutela, ai sensi dell’ art. 1322 c.c. in quanto “a fronte di un guadagno certo della banca, dato dagli interessi pattuiti al 6,11% annuo, al risparmiatore sono invece attribuiti margini di redditività del tutto aleatori. Con l’ operazione in esame la banca acquista un doppio vantaggio, rappresentato sia dal fatto che la stessa si autofinanzia, facendo acquistare prodotti finanziari della medesima banca e di difficile collocazione sul mercato, e sia dal fatto che essa lucra anche un tasso di interesse da un’ operazione già di per sé vantaggiosa. Al contrario, il risparmiatore finanzia la banca, e lo fa a sue spese, in quanto acquista prodotti della banca stessa, pagando un tasso fisso di interesse, senza avere alcuna garanzia certa circa la redditività futura». Il Tribunale ha inoltre dichiarato nullo il contratto, ai sensi dell’ ar ticolo 30 comma 7 del D. lgs.58/98 e dell’ articolo 1419 c.c., per mancata indicazione della facoltà di recesso nel modulo contrattuale, essendo stato sottoscritto fuori dai locali commerciali della banca: «E’ infatti emerso dalla prova orale assunta – dice ancora il referente Codacons – che nel caso in oggetto la sottoscrizione del contratto era avvenuta presso l’ abitazione del risparmiatore. Ad avviso del Giudicante l’ informazione contenuta nel prospetto informativo non è idonea a soddisfare l’ onere posto dalla legge; infatti, “essendo il contratto My Way un piano finanziario costituito da più servizi tra loro collegati, l’ indicazione della facoltà di recesso doveva essere riferita al piano nel suo complesso, non essendo ipotizzabile un recesso limitato al solo servizio dei collocamento dei fondi comuni di investimento». Anche la Suprema Corte, seppure con riguardo all’ operazione denominata “Visione Europa”, ha confermato che il diritto di recesso dell’ investitore, pena la nullità del contratto, deve essere previsto per l’ intera operazione e non per una parte di essa, precisando che il diritto di recesso del risparmiatore dai contratti di investimento stipulati fuori sede spetta anche nel caso di operazioni di negoziazione di titoli per conto proprio stipulate dopo il 1° settembre 2013: «In altri termini – spiega l’ avv. Vitale, che ha curato la causa dinanzi al Tribunale – tutti i contratti di investimento stipulati fuori dalla sede della banca sono nulli se nei moduli e formulari è omessa l’ indicazione della facoltà di recesso per il cliente, senza che tale nullità possa essere preclusa, così come sostenuto dalla banca nel giudizio dinanzi alla Suprema Corte, dall’ art.56 quater del d.l. 21.6.2013, n.69 che ha modificato l’ art.30 del T.U. Bancario. Con detto principio, per tutti i risparmiatori che hanno subito perdite dal loro investimento e che hanno stipulato i contratti fuori sede, si apre la strada per recuperare i propri risparmi poiché le banche difficilmente hanno previsto nei loro moduli e formulari il diritto di recesso con riguardo all’ intera operazione».
 

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