SENTENZA STORICA DELLA CORTE D’APPELLO
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fonte:
- Il Resto del Carlino
Morte Vesprini, Anas condannata
Il giovane di Casette d’Ete cadde nel 2000 da un viadotto non segnalato
S. ELPIDIO A MARE – CONFERMATE in appello le condanne per due responsabili dell’Anas, imputati di omicidio colposo plurimo per la morte di Marco Vesprini, 28 anni, originario di Casette d’Ete e residente a Civitanova, e Marco Vittori di Amelia. Ieri sulla vicenda si è pronunciata la Corte d’appello di Perugia. I due ragazzi persero la vita sul viadotto della Terni-Orte nell’agosto del 2000. Quella notte i ragazzi stavano andando a Viterbo con tre amici, a bordo di una Audi. Ma uscendo da una galleria la loro auto sbandò e andò in testacoda. Per primi dalla macchina scesero Vesprini e Vittori, illesi. Vedendo arrivare un’auto però cercarono di mettersi al sicuro, lontano dalla carreggiata, e istintivamente scavalcarono il guard rail che divideva le corsie della superstrada. Purtroppo però sotto di loro trovarono uno strapiombo di circa 30 metri: al buio, e appena usciti da una galleria, non avevano potuto vedere che si erano fermati su un viadotto. Gli amici chiamarono i soccorsi, ma purtroppo i due ragazzi morirono. Al processo in primo grado, vennero condannati Eugenio Gebbia, dirigente tecnico capo centro, e Alberto Paroli, capo nucleo.
I DUE IMPUGNARONO la condanna in appello. E ieri la corte di Perugia ha pronunciato la sua decisione, confermando le condanne nei confronti dei due dirigenti. Nel corso del processo è emerso che il viadotto non era segnalato in alcun modo, e che al buio era impossibile vedere il baratro sotto la strada. Tanto è vero che dopo l’incidente l’Anas mise una rete di protezione sui bordi della strada. I legali di parte civile (l’avvocato Nadia Pezzola per la madre di Vesprini, Teresa Diomedi, e l’avvocato Maurizio Vallasciani per la sorella del ragazzo, Jessica Vesprini) hanno anche sottolineato la difficoltà di individuare i responsabili all’interno di un ente come l’Anas, dove funzioni e compiti e responsabilità si dividono tra reparti, livelli e zone, facendo sì che alla fine non si capisca chi deve prendere le decisioni. Al processo si è costituito parte civile anche il Codacons: la sentenza, infatti, è la prima condanna penale di funzionari dell’Anas per un fatto del genere, ed è molto importante anche per gli altri incidenti, numerosi, causati sempre da viadotti non segnalati e non protetti.
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