12 Ottobre 2010

Semaforo

Semaforo stakanovista Il semaforo più stakanovista d’ Abruzzo? Quello di Montesilvano di Via Verroti all’ incrocio (a trivio) con via Giolitti. E’ sempre in funzione, anche alle due di notte, quando non passa neppure un gatto su via Giolitti (di giorno, dopo le 8 ci passano alcuni automezzi ogni tanto), mentre dentro Pescara e Montesilvano e sulla statale Adriatica tutti i semafori sono spenti, riposano. Quello di via Giolitti veglia, insonne. Lucio Di Nisio Montesilvano Tutela ambientale a parole Caro direttore, mentre nella nostra regione imperversa lo scandalo «Rifiutopoli» e si contesta il progetto di nuove discariche, non si risolve ancora il problema della bonifica di territori di notevole pregio naturalistico, in antitesi proprio con la tendenza di sviluppo turistico della nostra terra. Se la gestione del demanio marittimo urbano – leggasi spiaggia – viene demandata quasi esclusivamente ai privati durante la stagione balneare, purtroppo solo in quella, il demanio extraurbano è troppo spesso abbandonato all’ inciviltà e all’ incuria da parte delle amministrazioni, solerti nel rivendicarne i benefici di gestione e altrettanto nello scaricarsene gli oneri. Così la sensibilità ecologica del nostro Abruzzo, lanciato verso un incerto avvenire tra progresso industriale e sostenibilità ambientale, resta legata alle iniziative di associazioni ambientaliste e di iniziative di gruppi di persone di buona volontà, mentre si assiste all’ annosa sedimentazione di rifiuti, ospiti non invitati di un ecosistema che probabilmente non li metabolizzerà mai essendo tuttora sconosciuto il tempo di biodegradazione delle materie plastiche, in aree monumentali della costa teatina, alle foci e sui lungofiumi (tra cui la discarica tossica di Bussi) e nelle aree collinari, relegate a limbo geografico spesso sacrificato ad appetiti urbanistici sfrenati. Urge il recupero di queste aree prima che i costi di bonifica diventino ingentissimi e proibitivi. L’ appello alle nostre amministrazioni è quello di intervenire con urgenza in azioni efficaci di pulizia, prevenzione e educazione civica, di dedicare una maggiore attenzione al territorio, anche a quello apparentemente improduttivo che è, quasi sempre, il biglietto da visita della nostra regione. Mi chiedo se la costituzione di aree protette marine, fluviali e collinari, possa ala fine rivelarsi vincente nella gestione di un ambiente troppo decantato a parole, ma poco tutelato nei fatti. Mario Cipollone E.mail Province e auto blu soltanto sprechi Signor direttore, le promesse del governo sono carta straccia. E gli elettori gente da ingannare. Tremonti ha parlato: non vale la pena abolire le Province, si risparmierebbero solo 100 milioni di euro e anche la galassia delle auto blu non ci costa mica tanto. In campagna elettorale erano inutili e costose. La verità è che l’ operazione è difficile, ancor più per un governo populista che ha fatto della politica degli annunci la sua modalità di vita. A cominciare da quello slogan padre di tutti gli slogan «Meno tasse per tutti». E, poi, le Province sono un formidabile serbatoio di poltrone da distribuire: fra presidenti e vicepresidenti, assessori, consiglieri, 5000 persone in totale. Due giornalisti, Mario Cervi e Nicola Porro, vicini politicamente all’ attuale governo, smentiscono il ministro Tremonti. Altro che 100 milioni, hanno quantificato, nel libro «Sprecopoli», il costo totale delle 110 Province in 17 miliardi di euro l’ anno, con i 62.000 dipendenti, cresciuti in cinque anni del 17%, e le loro retribuzioni del 34%. Il solo rimborso dei prestiti, nel 2004, è stato di un miliardo di euro. E le auto blu? Nonostante le solite promesse, continuano ad aumentare. Se ne è perso il conto. Risultavano 12.000 nel 1998, per il Codacons sono diventate 40.000. Ora c’ è chi dice che siano 90.000. chi oltre 120.000. Sono tante, tantissime, fra Palazzo Chigi, Parlamento, Regioni, Provincie, Comuni, Comunità montane e municipalizzate. Ormai sono considerate un benefit contrattuale.
 

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