19 Febbraio 2014

Semafori T-Red, stop con il giallo

Semafori T-Red, stop con il giallo

Il codice della strada “impone, come regola primaria, la diminuzione della velocità in prossimità dell’ incrocio e l’ arresto dell’ auto” anche “con la luce gialla” e per questo non si può “qualificare come ingiusto un arricchimento” delle casse comunali “fondato sul provento di infrazioni al codice della strada da parte di cittadini imprudenti” multati perché passati con il rosso. E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Milano ha assolto 6 imputati, tra cui il sindaco di Segrate (Milano), nel processo con al centro i T-red, i cosiddetti ‘semafori intelligenti’ e che erano stati ribattezzati ‘vampiri rossi’. Nel processo sono cadute le accuse di associazione per delinquere e abuso d’ ufficio e nessun risarcimento è stato riconosciuto dai giudici agli automobilisti multati, circa 150 in tutto e parti civili. Nelle motivazioni, depositate oggi, i giudici della quarta sezione penale (Tremolada-Turri-De Cristofaro) spiegano, tra le altre cose, perché quei semafori – finiti nell’ occhio del ciclone in fase di indagini per il tempo ritenuto troppo breve tra il giallo e il rosso – erano in realtà regolari e anche omologati dal “competente ufficio del Ministero dei Trasporti”. Il collegio, inoltre, chiarisce che col giallo bisogna fermarsi e si può attraversare, “solo nel caso eccezionale in cui l’ arresto possa costituire pericolo”. Ne consegue, scrivono i giudici, che le tesi dell’ accusa “sull’ elevato numero di contravvenzioni legato a un tempo di latenza troppo ristretto” tra il giallo e il rosso “finiscono per tutelare i conducenti imprudenti” Per i giudici, dato che il Codice della strada “impone, come regola primaria, la diminuzione della velocità in prossimità dell’ incrocio e l’ arresto dell’ auto” anche “con la luce gialla”, allora non si può parlare di ingiusto arricchimento dei Comuni. Per il collegio, inoltre, col giallo bisogna fermarsi e si può attraversare “solo nel caso eccezionale in cui l’ arresto possa costituire pericolo”. Ne consegue, scrivono i giudici, che le tesi dell’ accusa “sull’ elevato numero di contravvenzioni legato a un tempo di latenza troppo ristretto” tra il giallo e il rosso “finiscono per tutelare i conducenti imprudenti”. Per il Codacons, al di là delle singole responsabilità personali sulle quali non intende pronunciarsi, la tesi dei giudici è campata in aria. Il Cds, infatti, non parla di casi eccezionali o di pericolo, ma solo di sufficiente sicurezza. L’ art. 41, comma 10, stabilisce, infatti, che “durante il periodo di accensione della luce gialla, i veicoli non possono oltrepassare gli stessi punti stabiliti per l’ arresto, di cui al comma 11, a meno che vi si trovino così prossimi, al momento dell’ accensione della luce gialla, che non possano più arrestarsi in condizioni di sufficiente sicurezza; in tal caso essi devono sgombrare sollecitamente l’ area di intersezione con opportuna prudenza”. Considerato che il tempo di reazione per un conducente attento e pronto è di circa un secondo, durante il quale, se uno viaggia anche solo a 50 Km/h, percorre 15 metri, portandosi quindi in prossimità del semaforo e che se si aggiunge lo spazio di frenatura un veicolo in perfetta efficienza percorre in totale 28 metri prima di potersi definitivamente fermare, è evidente che far durare il giallo pochi secondi significa non consentire agli automobilisti di fermarsi in sufficiente sicurezza. Ecco perché parlare addirittura di conducenti imprudenti, solo perché non ci sono Sebastian Vettel al volante capaci di fermarsi in un istante, è dir poco irrispettoso per chi è stato incastrato dai vampiri. Peraltro la tesi contrasta con quella di chi aveva annullato migliaia di multe accogliendo le tesi dei consumatori e che, guarda caso, è preposto a decidere sulle violazioni al codice della strada.

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