16 Aprile 2019

Selfie col vip di turno allo “sportello jolly”

«Ma la storia che ho letto sui giornali dei calciatori e di sportelli di serie A è la macchina al primo piano o c’ è altro?». Sembra piuttosto preoccupata Paola Pisano, assessora con delelga all’ Anagrafe, quando il 30 settembre scrive una mail a una dirigente per chiedere conto dei presunti favoritismi che gli uffici comunali avrebbero fatto a calciatori e vip in generale, che avrebbero saltato code e lunghe attese, avendo loro riservato uno sportello diverso. Lo aveva denunciato la consigliera Deborah Montalbano nel pieno della bufera sui disservizi dell’ anagrafe, lo riscontreranno anche gli investigatori incaricati dalla pm Elisa Buffa di fare luce sulla situazione in cui versa l’ anagrafe torinese, dopo l’ introduzione della carta d’ identità elettronica. «Nel corso del tempo la via è sempre stata agevolata», si giustifica una dipendente in una mail in cui racconta anche che una volta «poi facevano la foto ricordo» con il vip di turno. «Se riuscissimo a dimostrare che non ho mai ritenuto di avallare certi comportamenti non mi dispiacerebbe…», scrive una dirigente in una mail. Una «postazione jolly» al primo piano in effetti esiste, «per le urgenze e per persone note che, per una questione di ordine pubblico nei saloni, vengono accolte in maniera riservata», si legge nel decreto di archiviazione dell’ inchiesta, che a fine febbraio è stata chiusa senza riscontrare profili di responsabilità penale. «Quanto al disbrigo delle pratiche relative a personaggi noti – argomenta la procura – non si riscontrano irregolarità di sorta (se non la mancanza di appuntamento e quindi di lunga attesa) e anche i pagamenti risultano eseguiti correttamente come da previste disposizioni». Mentre per quanto riguarda la situazione degli uffici, la procura rileva «una ricorrente mancanza di personale, imputabile ad alcuni pensionamenti, assenze per legge 104 e part-time, ma soprattutto all’ aumento delle attribuzioni di lavoro degli ultimi anni, tra cui il rilascio delle carte d’ identità elettronica». «Se l’ inchiesta penale non ha portato all’ individuazione di responsabili, non vuol dire che non si possano rilevare mancanze dal punto di vista organizzativo», denuncia l’ avvocata Tiziana Sorriento, presidente del Codacons Piemonte, che ha ricevuto diverse segnalazioni di cittadini insoddisfatti del servizio. Ma, se non è la magistratura a fare luce sulle storture del sistema, è difficile ottenere ragione in altro modo. «Per le aziende che hanno servizi in concessione, dai trasporti alla raccolta rifiuti, c’ è la possibilità di arrivare a sanzioni, se non rispettano gli standard di qualità dichiarati. Ma quando è il Comune che non rispetta i suoi standard, il cittadino non ha molti strumenti», continua Sorriento. E il Comune di Torino non brilla per trasparenza. Per quanto riguarda i servizi anagrafici, infatti, l’ ultima “Carta della qualità dei servizi” riporta i dati del 2014, in cui si vantava un rispetto degli impegni «al 100 per 100». E anche sui singoli uffici – l’ anagrafe centrale e quelle decentrate – i dati resi noti al pubblico sono più recenti, ma si fermano al 2017, sempre prima dell’ avvento della carta d’ identità elettronica. © RIPRODUZIONE RISERVATA La “corsia riservata” anche in tempo di disagi emerge nell’ indagine che non ha però rilevato illeciti penali.
federica cravero

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox