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15 Aprile 2008

Sei morti in un mese sulle strade laziali.Sotto accusa i prefetti.

Dopo l’ennesima vittima della strada a Roma è scattato l’allarme pedoni. Nell’ultimo mese sono state sei le persone investite e uccise da auto in corsa. Per quattro volte l’investitore è scappato. Una fuga inutile, però, perché in tutti e quattro i casi è poi stato rintracciato e fermato. Domenica l’ultima vittima: un 54enne travolto e ammazzato mentre attraversava via Collatina, all’altezza di via Ponte di Nona. Stavolta, unico caso, l’in vestitore si è fermato e ha chiamato i soccorsi. Ma come si spiega un tale incremento delle vittime della strada?  "La responsabilità sta soprattutto nella scarsità dei controlli sulle strade, e nel numero esiguo di multe elevate rispetto a gravi violazioni che ormai sono diventate la regola", dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Ecco che allora, a tutela dei pedoni, l’associazione dei consumatori ha deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere accertamenti sul comportamento dei prefetti e della polizia municipale. "In sostanza", prosegue Rienzi, "vogliamo sapere quanti e quali controlli siano stati disposti ed eseguiti nel corso dell’ultimo anno lungo le strade e quante sanzioni siano state elevate per le violazione del codice della strada.  Questo perché", conclude il presidente Codacons, "la mancanza di sanzioni e di seri sistemi di repressione, spinge gli automobilisti a infrangere con regolarità le disposizioni, a spese quasi sempre del pedone, che ci rimette con la propria vita". Sulla stessa linea anche l’Os servatorio Sociale. Dopo la proposta lanciata nei giorni scorsi di intensificare i controlli per il rilevamento del tasso alcolemico e di dotare le pattuglie degli idonei strumenti di misurazione, ieri il presidente Luigi Camilloni è tornato sul tema, stavolta per lanciare un monito alle forze dell’ordine. "Il primo e più efficace strumento per il contrasto dello stragismo stradale", ha detto, "è quello di aumentare il numero e la qualità dei controlli, ma soprattutto dell’obbligato rietà di sottoporsi al test dell’al col. Visto che in Italia", ha proseguito Camilloni, "la certezza della pena sembra essere diventata un optional, cominciamo a comminare pene certe ed applicabili, senza esagerazioni, dove chi sbaglia paga sempre, e non a giorni alterni".  Si è detto invece contrario all’esposto del Codacons, il sindacato dei vigili. "I sindaci, come proprietari delle strade, sono i primi responsabili", ha detto Alessandro Marchetti, "e sono loro, quindi, che devono pensare a fare strutture viarie che tutelino la salute degli utenti. Prefetti e vigili, al contrario, non c’entrano niente". La prova tangibile? Con 30mila multe elevate nel 2007 per eccesso di velocità soltanto a Roma, c’è ancora chi viola i limiti imposti". Di più. Secondo il segretario generale del Sulpm, bisognerebbe "ritornare alla versione precedente del codice della strada, quella in vigore prima dell’ottobre 2007. Oggi è infatti impossibile fare prevenzione, dal momento che l’automo bilista ubriaco non è più obbligato a sottoporsi all’alcol test".

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