5 Dicembre 2010

Sei milioni e mezzo di euro da dividere in 75 medici che, negli anni della specializzazione non avevano mai avuto la remunerazione prevista da una direttiva europea

Roma. Sei milioni e mezzo di euro da dividere in 75 medici che, negli anni della specializzazione non avevano mai avuto la remunerazione prevista da una direttiva europea. E non solo lo ”stipendio” mancato, ma anche rivalutazione monetaria e interessi passivi maturati. La decisione, che farà felice almeno 120 mila medici italiani che si trovano nelle stesse condizioni, è stata presa dalla Corte d’Appello di Roma con una sentenza intentata dall’associazione dei consumatori «Consulcesi health e ricerca», che ha in piedi, in secondo grado, altre cinquemila cause. Il condannato a rimborsare è la presidenza del Consiglio dei ministri e dovrà coprire un periodo dal 1983 al 1991. Una causa collettiva che va a costituire un importante precedente nell’ambito medico-sanitario per chi si è specializzato dal ’92 in poi. A chi ha vinto la causa arriveranno più di centomila euro a testa. Il motivo della decisione si basa sul mancato adeguamento dello Stato italiano alle due direttive Cee, la n.363 del 1975 e la n.76 del 1982, che prevedevano un’adeguata remunerazione dei medici in specializzazione. Il nostro paese ha recepito in ritardo queste norme, applicandole in parte solo per chi ha frequentato le scuole di specialità dal 1992 in poi, senza alcun rimborso per gli specializzandi degli anni precedenti. Massimo Tortorella che è un avvocato e presiede la Consulcesi, spiega: «Si tratta di una sentenza, la 4717 del 15 novembre, che farà scuola per le future azioni legali di categoria. Abbiamo ottenuto una grande vittoria, l’unica di questo genere, per ora, in Italia. Negli ultimi due anni abbiamo restituito più di 42 milioni di euro di fondi sottratti agli specialisti, ma è solo l’inizio». È nell’82 che la Comunità europea decide di fissare ”un’adeguata remunerazione” per gli specializzandi di tutti gli Stati membri. L’Italia istituisce una borsa di studio, con Decreto legislativo numero 257 solo nel ’91, prevedendo 21,5 milioni di vecchie lire per ciascun medico ”studente”. Nel 2000 la Corte di giustizia europea interviene nuovamente per sollecitarci a retribuire gli specializzandi tra l’83 e il ’91, ma le istituzioni tacciono. C’è anche un tentativo politico: viene presentato un disegno di legge nel quale è stabilito che vanno corrisposti settemila euro per ogni anno di corso (in quattro anni). Ma cade nel vuoto. Nel 2006 il Tribunale di Roma condanna lo Stato e alcuni Ministeri a pagare 35 milioni di euro in favore dei medici difesi dall’Associazione Consulcesi. Altre associazioni di consumatori portano avanti la loro assistenza legale, il Codacons per primo, che ha in piedi moltissime cause e accetta nuove iscrizioni fino al 20 gennaio. Tutti aspettano una importante decisione della Corte europea e della Cassazione: finora a ottenere la remunerazione sono stati solo gli specializzandi che si sono diplomati non più di dieci anni fa. Per i giudici, negli altri casi è intervenuta la prescrizione. Una sentenza emessa a Perugia afferma il contrario, e cioè che non si può prescrivere qualcosa mai applicato. Se i supremi giudici e i loro colleghi europei decideranno in questo senso sarà una battaglia legale con in gioco moltissimi zeri. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 
 

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