11 Novembre 2013

SEI CENTESIMI SU DIECI FINISCONO AL FISCO

SEI CENTESIMI SU DIECI FINISCONO AL FISCO

ABISSINIA, Vajont, Irpinia, fino all’ alluvione in Liguria e all’ emergenza spread. Un litro di benzina si può quasi leggere come un libro di storia, tante sono le accise che i governi italiani, da quello fascista di Mussolini a quello di “emergenza nazionale” di Mario Monti, si sono inventati per tenere insieme la baracca dello Stato. Piccole addizionali che si sono via via accumulate, fino a diventare la vera palla al piede del prezzo del carburante. Per finanziare guerre e riparare a disastri, in quasi ottant’ anni il litro di benzina si è appesantito della bellezza di 0,7284 euro, a cui va aggiunta l’ Iva al 22%, per un magnifico totale di1,035 euro a litro di sole tasse. Escluse poi le addizionali regionali: perché la Liguria, è notizia di questi giorni, ha deciso di prorogare la propria tassa di altri 0,025 euro al litro per far fronte, a propria volta, ai danni dell’ alluvione di due anni fa. Totale: 0,032 euro (compresa l’ Iva) a litro in più per chivive tra Ventimiglia e Sarzana. Si può dire tutto il male possibile di queste accise e addizionali, che oltre a essere per lo più anacronistiche colpiscono in maniera identica ricchi e poveri, infliggendo costi aggiuntivi anche alle aziende di trasporto pubblico, che poi aumentano i biglietti, o alle pubbliche assistenze, per dirne un paio; e pure alzando il prezzo finale dei beni trasportati via gomma (che sono il 90% del totale). Di fatto, però ci sono. E come abbiamo visto, sono oltre il 60% di quello che si spende per un litro di benzina. Con il diesel va un pochino meglio: le accise arrivano “solo” a 0,6174 euro a litro, che più Iva fa 0,91. Siamo a circa il 56% del costo finale. Ma il resto? Qui si gioca lapartitavera del prezzo, e qui vengono i nodi al pettine. Secondo l’ Unione petrolifera italiana, il 30% del costo della benzina e il 36% di quello del diesel dipendono “dalle quotazioni internazionali della materia prima e dal cambio euro/dollaro”. Solo per il rimanente, l’ 8-9%, “l’ operatore può agire per modificare il prezzo alla pompa”, e, si suppone, guadagnare i suoi meritati soldini. Qui entrano in gioco anche i gestori con i loro dipendenti: eppure, il loro margine è di 2-3 centesimi al litro. Con cui devono pagare tutto: bollette, igiene pubblica, manutenzione. E la benzina che vendono la comprano prima di tasca propria, alle condizioni imposte dal marchio. Così, capita che il prezzo medio scenda (il famoso “prezzo Italia” pubblicato periodicamente proprio dall’ Unione petrolifera: per la cronaca, l’ ultimo, il 4 novembre, era di 1,701 per la verde e 1,634 per il gasolio), ma nel frattempo il gestore il carburante l’ ha già comprato a una quotazione supe riore. E non lo vuole vendere al nuovo prezzo più basso, perché ci perde. Le dinamiche delle grandi aziende petrolifere, che comunque non sono opere di carità e cercano di massimizzare i profitti, a volte sono tortuose: un prezzo alto può comunque “funzionare” in certi punti strategici e laddove, comunque, si preferisce tenere il marchio per ragioni di presenza. Anche a fronte del fatto, acclarato, che in Italia ci sono ancora troppe stazioni di servizio, da 5 a 7mila sono destinate a sparire nei prossimi anni. Ma ancora tutto non è chiaro: ed è sospetta la somiglianza dei comportamenti delle grandi compagnie, l’ andamento intruppato del mercato dove solo le “pompe bianche” hanno il ruolo di rompere il fronte ma con una sorta di beneplacito dei grandi marchi che, come detto, a volte gli vendono direttamente il carburante raffinato che hanno in eccesso; ma che allo stesso tempo non concedono di vendere carburante scontato ai propri gestori. A meno che non vi siano campagne promozionali, in cui i gestori sono costretti ad accollarsi il 50% degli sconti. Fino al caso di Europam che è partecipata da TotalErg e nondimeno fa (dovrebbe fare) concorrenza a TotalErg, tra l’ altro anche nel rilevare i circa 900 distributori che la Shell vuole cedere a livello nazionale. Un “cartello” distorsivo del mercato? Una risposta potrebbe arrivare dalla magistratura: da qualche mese le procure italiane si stanno rimpallando l’ esposto del Codacons che accusa apertamente le compagnie petrolifere italiane di truffa e distorsione del mercato.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this