10 Gennaio 2014

Segnali discordanti

Segnali discordanti

Il quadro sono gli ultimi dati dell’ Istat, dai quali tuttavia emerge qualche segnale di recupero nel terzo trimestre del 2013, quando anche sul fronte del Pil si è attestato il rallentamento della caduta con una prima variazione congiunturale nulla, dopo due anni di fila di recessione. E sul capitolo tasse, nel 2014, torna ad affermare il sottosegretario all’ Economia Pier Paolo Baretta, come già indicato dal ministro Fabrizio Saccomanni, le condizioni per ridurle «ci sono», portando avanti la spending review e la lotta all’ evasione e consolidando la ripre sa insieme al calo dello spread (con i conseguenti risparmi sugli interessi sul debito pubblico). Tornando ai dati dell’ Istat e guardando al solo terzo trimestre del 2013, il potere d’ acquisto delle famiglie, tenuto conto dell’ inflazione, è invece cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente ma è diminuito dello 0,8% rispetto al terzo trimestre del 2012. Anche la spesa delle famiglie (in valori correnti) ha registrato «una modesta crescita», come segnala lo stesso Istituto, con un +0,3% su base congiunturale, che è la prima variazione positiva dal secondo trimestre del 2012; ma su base annua è diminuita dello 0,7%. Sul fronte del reddito disponibile delle famiglie la risalita appare più evidente: in valori correnti, tra luglio -settembre è aumentato dello 0,8% sul trimestre precedente e dello 0,5% sul corrispondente periodo del 2012: in questo caso a livello tendenziale si tratta del la prima variazione positiva dall’ ultimo trimestre del 2011, mentre a livello congiunturale si era registrata una variazione positiva già nel primo trimestre del 2013. In recupero anche la propensione al risparmio risultata pari al 9,8%, cioè in aumento di 0,5 punti percentuali sul trimestre precedente e di 1,1 punti percentuali sul terzo trimestre del 2012. Si tratta, guardando le serie storiche, del valore più alto dal secondo trimestre del 2010 (quando si è registrato un 10,5%). Dati che per i consumatori sono però «troppo ottimistici»: il risparmio delle famiglie, sottolinea l’ Adusbef, è stato «falcidiato» con un -80,1% dal 2002 al 2012, mentre il potere d’ acquisto, secondo i dati dell’ Osservatorio nazionale di Federconsumatori, dal 2008 ad oggi si è ridotto del13,4%. Anche per il Codacons il dato sui primi nove mesi del 2013 (-1,5%) è sottostimato: «La realtà è, purtroppo, assai peggiore. Le famiglie hanno subito un calo almeno del triplo rispetto a quello stimato dall’ Istat». Così si continua a tirare la cinghia: Coldiretti e Cia segnalano il taglio delle spese, anche sul cibo. mente i tempi della riforma del codice civile, così come auspicato anche dai partiti che avrebbero però preferito un decreto legge. Da parte loro le forze politiche non restano comunque con le mani in mano: Pd e Fi, siglando un’ alleanza inedita, hanno infatti messo nero su bianco un disegno di legge bipartisan per garantire la libertà di scelta di genitori e figli su questo fronte nonchè sancire la possibilità peri coniugi di mantenere ciascuno il proprio cognome. Un fatto di civiltà, spiegano Alessandra Mussolini (che racconta di aver ingaggiato una lunga battaglia con lo Stato per ottenere che i propri tre figli potessero avere anche il proprio cognome) e Stefano Esposito del Pd, anche lui protagonista di rocambolesche avventure burocratiche per raggiungere lo stesso obiettivo. Sì perchè, chiariscono, i senatori, la legge italiana prevede la possibilità del doppio cognome ma solo dopo aver affrontato un percorso a ostacoli che passa per le prefetture e solo se in possesso di «un’ adeguata motivazione». Insomma, la persistente abitudine a mantenere il cognome dei padri rappresenta l’ ultimo strascico di una cultura «patriarcale e sessista», attacca Sergio Lo Giudice presentatore di un’ altra proposta di legge a Palazzo Madama sul tema. Il consenso infatti in Parlamento, spiegano gli altri senatori tra cui Donella Mattesini del Pd, Maria Rizzotti e Ciro Falanga di Fi, è ampio (ad esempio anche il Psi ha un ddl ad hoc) e l’ obiettivo è di avviare la discussione in commissione Giustizia per poi mettere a punto un testo unificato sul quale votare compattamente. «Qualora l’ Esecutivo dovesse intervenire, Forza Italia -assicura però la senatrice Alessandra Mussolini – potrà essere solo soddisfatta e votarea favore. Io lo farò».
barbara marchegiani

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