14 Marzo 2019

Secondary ticketing: gup, accuse infondate. Associazioni: senza legge problema irrisolto

 

Tutti assolti perché il fatto non sussiste. É passato esattamente un mese da quando il gup del Tribunal di Milano , Maria Vicidomini, ha espresso la sua decisione sul processo sulle irregolarità nella vendita on line di biglietti di concerti. L’ accusa aveva ipotizzato i reati di aggiotaggio e truffa, ospettati di avere gonfiato ad arte i prezzi dei biglietti di concerti di artisti come Coldplay e Bruce Springsteen, mettendoli in vendita in rete su piattaforme di bagarinaggio online per trarne profitti illeciti per oltre 1 milione di euro. Nella motivazione della sentenza, il gup Maria Vicidomini ha parlato di “assoluta inconsistenza fattuale e giuridica delle imputazioni” e di “infondatezza” delle accuse formulate dalla Procura. L’ inchiesta era nata dopo che nel 2016 il manager di Bruce Springteen, Claudio Trotta, aveva annunciato una diffida formale alla vendita dei biglietti per i concerti del Boss a prezzi gonfiati su bazar online come Seatwave, Ticket Bis e Viagogo. Secondo l’ accusa gli indagati , fra il 2011 e il 2016 avrebbero “divulgato false informazioni” sulla disponibilità di biglietti in vendita per concerti di grande richiamo , facendo figurare una scarsità inesistente e costringendo così il pubblico ad acquistare i ticket “a un prezzo ingiustificatamente maggiorato rispetto a quello stabilito dagli artisti”. “Al di là della sussistenza o meno di rilievi penali, il problema del secondary ticketing rimane ancora irrisolto “, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Non è bastato un processo, un provvedimento dell’ Antitrust e l’ intervento del legislatore per debellare il problema, per quanto il fenomeno sia ora più contenuto”, prosegue Dona. ” Chi va ad un concerto ha diritto di pagare il prezzo previsto senza dover subire il sovrapprezzo dei bagarini , che siano on line o meno”, conclude Dona L’ assenza di una legge adeguata sul settore è evidente anche per il Codacons. ” Non essendoci una normativa in materia , e non potendo la fattispecie di aggiotaggio applicarsi anche al mercato online, non esiste nemmeno il reato “, spiega il Codacons. “Ciò, però, non significa affatto che gli utenti non abbiano subito un danno economico enorme ed ingiustificato dal passaggio dei biglietti dai siti ufficiali a quelli secondari, passaggi dove i prezzi dei ticket hanno subito rincari astronomici. Semplicemente a fronte di un danno certo subito dai consumatori manca nel nostro ordinamento una legge che punisca il secondary ticketing. E il problema, purtroppo, almeno nel nostro paese rimane irrisolto”.

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