18 Giugno 2018

Secondary ticketing, altra stangata da 250mila euro

– MILANO – I SITI di secondary ticketing ci ricascano. A distanza di un anno dalla mega multa da 1,7 milioni, l’ Antitrust è tornata a colpire: altri 250mila euro a Ticketbis. Ripartiamo dal 5 aprile del 2017, quando l’ Authority stanga le società leader nella rivendita on line (spesso a prezzi esorbitanti e al di fuori dei circuiti ufficiali) di biglietti per eventi sportivi e musicali, compresi i concerti estivi a San Siro e gli spettacoli alla Scala: puniti colossi come Ticket One e indirizzi web diventati conosciutissimi tra i fan di calciatori e rock star come Viagogo, Mywayticket, Seatwave e Ticketbis. Già, Ticketbis, che in corso di procedimento è passata sulla piattaforma StubHub: «Crediamo che questa multa non sia supportata da alcuna argomentazione legale, ma che si basi piuttosto sui recenti eventi che hanno riguardato alcuni operatori del mercato secondario, e non Ticketbis», la nota del 13 aprile 2017. IN REALTÀ, le contestazioni dell’ Antitrust sono uguali per tutti: «Accertato il carattere scorretto della pratica commerciale, in quanto l’ omessa predisposizione di un completo set informativo non ha consentito ai consumatori di percepire in modo chiaro la reale portata dell’ offerta e le caratteristiche qualitative del servizio, nonché di apprezzare, sin dalla fase iniziale della decisione di acquisto, la convenienza effettiva della sua scelta commerciale». In sintesi: scarsa trasparenza su costo originario del tagliando, collocazione dei posti e garanzie in caso di annullamento. Oltre alla sanzione, l’ Authority prescrive il divieto di «ulteriore diffusione della pratica commerciale». Il 27 giugno 2017, Ticketbis invia una relazione in cui, pur premettendo di aver incontrato «difficoltà tecnico-procedurali nel processo di migrazione alla piattaforma di StubHub», sostiene di aver introdotto un nuovo form dedicato alla pubblicazione dell’ offerta sul sito, «in cui è richiesto al venditore di inserire il prezzo originale del biglietto, il settore, la fila e il posto a sedere». Bastano, però, tre rilevazioni web – effettuate il 9 e il 28 novembre 2017 e l’ 8 gennaio 2018 – per riscontrare che «la maggior parte dei biglietti in vendita risulta sprovvista dell’ indicazione del valore facciale e del numero di posto a sedere». Conclusione: condotta illecita reiterata. E del resto, come sottolineato non più tardi dell’ 8 giugno scorso dal presidente del Codacons Carlo Rienzi, «la piaga del secondary ticketing prosegue senza sosta in Italia e ancora oggi danneggia migliaia e migliaia di utenti». Un esempio? Per il concerto del 6 luglio al Meazza di Beyonce e Jay-Z, girano on line biglietti per il prato a 3.600 euro.N.P.

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