11 Ottobre 2007

Se stangata ancora non è stata, è solo perché…

Se stangata ancora non è stata, è solo perché alle tensioni dell`offerta è seguita una stagnazione dei consumi …

Se stangata ancora non è stata, è solo perché alle tensioni dell`offerta è seguita una stagnazione dei consumi degli umbri che in tavola portano sempre meno carne. Non tutti si accontentano e si fidano dei prezzi gentili della maggior parte dei supermercati e in tanti, fedeli al loro macellaio, preferiscono comprare meno, sicuri di una migliore qualità. “Abbiamo perso quantità non i clienti“, spiega Adriana Ciribilli, titolare dell`omonima macelleria di Città di Castello. “E` cambiata l`alimentazione e la carne non si mangia più tutti i giorni preferendo uova, pesce, affettati“. Sul banco degli imputati ci sono anche stili di vita che oggi spingono a stare sui fornelli pochi minuti, con le scelte dei consumatori indirizzate verso gli stessi prodotti, filetto, fettine o bistecche disossate ad esempio. “Parlando di carne bovina – aggiunge Paolo Rosselletti, macellaio perugino – tanti tagli meno nobili (bollito, quarto anteriore) non “vanno via“ e siamo fortunati se qualcuno li compra per i cani invece che essere costretti a venderli sotto costo“. Così, come conferma Oriando Cardinali, presidente provinciale Federcarni Perugia, “la combinazione consumi ridotti-prezzi all`origine cresciuti, mantiene stabili per ora le cifre dei cartellini nei banconi dei macellai. Il settore funge da ammortizzatore per il momento ma anche noi, come pastai e panificatori, abbiamo i nostri problemi. Nel 2006, ad esempio, il 12% delle macellerie in provincia di Perugia ha chiuso i battenti per difficoltà economiche: per un supermercato aperto nelle vicinanze ma anche per un ricambio generazionale che non c`è. I giovani non vedono più prospettive nel nostro lavoro“. Ma nel conteggio dei costi dei macellai vanno assommate una serie di varianti, dai costi del magime, a quelli di macellazione e trasporto, senza traslasciare l`incidenza degli scarti. Rinaldo Gerbi è un macellaio del centro storico di Perugia. La sua è una clientela fidelizzata, che non guarda il cartellino, né per il prezzo, né per la provenienza del prodotto. “Gli ultimi 4 vitelli che ho comprato avevano lo stesso prezzo dell`ultima volta. Il fornitore mi ha avvertito: “se tu non aumenti, io non aumento“. Nel settore bovino il meccanismo di adeguamento è più lento, rispetto ad esempio al pollame“. Intanto, mentre il prezzo al chilo del pollo nostrale biologico negli ultimi giorni è salito di un euro (da 10), chi sceglie la qualità e la certezza di carne di animali allevati “come si deve“, sa di dover pagare qualcosa in più. “Noi compriamo solo animali locali“, aggiunge Adriana Ciribilli. “Il prezzo è più alto ma anche la qualità è maggiore: il nostro suino è macellato a 12 mesi ad esempio, mentre quelli della grande distribuzione a 5-6 mesi. Ma il sapore ed il valore proteico sono ben altri“. Discorso simile per la carne bovina il cui prezzo al dettaglio, nel caso dei tagli di chianina, da Città di Castello a Terni, oscilla tra i 18 ed i 22 euro. “Ma non ci sono solo bistecche, fettine o filetto“, fa notare un esperto perugino del settore macellazione. “Comprare lo spezzatino ad esempio costa molto meno ed anche la spalla dell`animale, condiserata meno pregiata, è ugualmente buona“. Sullo sfondo, le ragioni dei consumatori con il Codacons che invita i clienti a valutare con attenzione anche i piccoli ritocchi. “Qualche aumento l`abbiamo notato già da settembre – fa notare il presidente regionale, Carla Falcinelli – mentre per i tagli più pregiati dobbiamo parlare di veri e propri aumenti rispetto al 2006. Ai consumatori diciamo: fate attenzione ai prezzi e lamentatevi se notate aumenti anche solo di 5 cent“.

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