25 Febbraio 2009

Se si comporta da capobranco va castrato per evitare pericoli

 Quello dei cani pericolosi è un problema ricorrente ogni volta che si verificano aggressioni: dal 2001, in Italia e in Toscana (recentemente a Livorno), ce ne sono state una trentina, di cui tre mortali. L’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia, nel 2004, indicò una lista di razze ritenute pericolose che, oggi, sono 17.  Nell’elenco non c’è l’ American Staffordshire Terrier (protagonista dell’aggressione a Piombino) del quale è stato suggerito l’inserimento da parte del Codacons che ha più volte sollecitato l’ampliamento della lista. Ma esistono veramente cani buoni e cani cattivi? Che ci siano razze diverse e quindi anche diversi tipi di reazione è evidente, ma – dicono gli esperti – le aggressioni vanno contestualizzate. E le cronache, in maggioranza, dicono che sono avvenute in ambito familiare. «Il problema non è il pitbull o un altro tipo di cane – spiega Raffaello Fazzini, veterinario a Livorno – E’ una questione di mole e convivenza. Quando si sta stretti, è più facile pestarsi i piedi. I cani possono mordere per gelosia o sprovvedutezza dei padroni, che non ne conoscono il linguaggio. Ogni persona che decide di prendere un animale, dovrebbe avere un po’ di buonsenso: il cane, infatti, deve essere compatibile – precisa Fazzini – con il tipo di nucleo familiare, con l’ambiente dove va a vivere e con le capacità educative del padrone di cui, spesso, i cani pagano le colpe». Pochi giorni fa, dopo la morte del bambino di 10 mesi aggredito a Roma dal mastino napoletano di casa, è intervenuto il sottosegretario al Welfare Francesca Martini che ha annunciato entro fine mese un’ordinanza (valida due anni) per introdurre la responsabilità civile e penale per i proprietari anche dentro le mura domestiche, prevedendo per loro un patentino, di cui si parla da quando uscì la prima lista dei cani pericolosi. Saranno coinvolti anche i veterinari che dovranno segnalare alle Asl le situazioni di potenziale pericolo. «Quella del patentino è un’idea che mi fa ridere – dice il dottor Fazzini – C’è solo bisogno di proprietari che siano consapevoli, in certi casi, di avere un tipo di cane non sempre sottomesso. Devono essere quindi in grado di controllarlo. Non c’è legge che possa prevenire le aggressioni. I cuccioli devono essere abituati a socializzare con i propri simili, con l’uomo e i bambini. Se il cane, e parliamo anche di certe razze, ha atteggiamenti da capobranco va castrato: si livella l’umore e diventa più tranquillo». Nei casi disperati, possono dare una mano i veterinari esperti di comportamento canino e gli istruttori-educatori cinofili.
 

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