12 Marzo 2021

SE NON SEI VIP TI POSSONO TRANQUILLAMENTE MINACCIARE DI MORTE SUI SOCIAL

 

CODACONS ESPRIME GRANDE APPREZZAMENTO PER L’INDAGINE DELLA PROCURA DI ROMA SULLE MINACCE DI MORTE A MATTARELLA E ALTRI

MA COME MAI LA DENUNCIA FATTA DAL CODACONS NON VA AVANTI? L’ASSOCIAZIONE SCRIVE SL PG DELLA CORTE DI APPELLO PER CHIEDERE UGUALE TRATTAMENTO PER TUTTI

Il Codacons esprime apprezzamento per le indagini della magistratura sugli insulti e minacce di morte apparsi sul web a danno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di altri personaggi noti come la senatrice Liliana Segre, ma segnala come la giustizia in Italia viaggi a velocità diverse a seconda se il soggetto interessato dalle minacce sia un politico o un vip.
L’associazione dei consumatori, infatti, ha avviato un procedimento (n. 17336/2020) dinanzi la Procura della Repubblica di Roma dopo le pesanti minacce ricevute da numerosi follower di un rapper, commenti apparsi sui social network e che non sono stati rimossi, mentre quelli pubblicati su Youtube sono stati ritenuti talmente gravi da essere oscurati da Google.
Tra i commenti apparivano: “Fate schifo maiali maledetti figli di puttana vi dovrebbero appendere dai piedi nelle piazze”; “A pietrate figli di puttana”; “Si meritano la pena di morte”; “Questa gente andrebbe picchiata in piazza”.
Mentre però gli insulti a Mattarella e Segre hanno portato la magistratura ad intervenire con celerità, la denuncia del Codacons sembra rimasta lettera morta, come se le minacce di morte avessero un peso diverso in base al grado di notorietà della vittima.
Per tale motivo il Codacons scrive oggi al Pg della Corte d’Appello di Roma, per chiedere uguale trattamento per tutti, perché una giustizia che viaggia a due velocità su questi temi lancia il messaggio sbagliato che chi non sia un vip possa essere tranquillamente insultato e minacciato sui social, senza il rischio di essere perseguito.

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