12 Agosto 2009

“Se la prendono con noi ciclisti Attaccheremo a suon di ricorsi”

Biciclette nel mirino, dopo il caso di Bergamo associazioni sul piede di guerra

«NON contestiamo le sanzioni ai ciclisti per le infrazioni al codice della strada, noi non siamo il sindacato dei ciclisti indisciplinati. Quello che condanniamo con tutte le forze, però, sono le sanzioni accessorie, la sottrazione dei punti dalla patente, per chi ce l’ha: è illegittimo e lo dimostreremo». Antonio Della Venezia, presidente nazionale Fiab-Onlus, la federazione italiana degli amici della bici, è pronto a dare battaglia con i suoi 15.000 iscritti. «Aspettiamo la prima contravvenzione a un ciclista, con decurtazione di punti dalla patente, per presentare ricorso al giudice di pace e chiedere che la norma venga rimessa alla Consulta perché incostituzionale. A questo proposito dice Della Venezia abbiamo contattato l’imprenditore di Bergamo che è stato multato di 150 euro e ha avuto 6 punti decurtati sulla patente perché è passato col rosso». La posizione di Fiab è chiara: sanzioni amministrative sì, a chi sbaglia, pene accessorie no. «Appunto, si crea una disparità di trattamento tra chi ha la patente, che peraltro non è prevista per condurre la bicicletta, e chi non ce l’ha. E’ una situazione paradossale, un’ingiustizia palese e soprattutto un caso unico in Europa, perché non ci sono norme analoghe negli altri Paesi». Le risulta che dall’introduzione delle norme contenute nel Decreto sicurezza si sia scatenata la «caccia al ciclista»? «Dalle notizie che arrivano da stampa e televisione mi sembra che si ripeta la storia di sempre: a fronte di un problema generale di sicurezza stradale, che comporta seimila morti l’anno, si trova il capro espiatorio nel soggetto più debole. Tra poco se la prenderanno anche coi pedoni, perché sulla base dello stesso principio adottato con le pene accessorie ai ciclisti, a un pedone che non attraversa la strada correttamente potrebbero togliere punti sulla patente, ammesso che ce l’abbia. I problemi delle nostre città, dal punto di vista della sicurezza stradale, non sono certo le bici». Come si sta preparando Fiab-Onlus per affrontare questo nuovo scenario? «Ai ciclisti che hanno subìto anche la decurtazione dei punti mettiamo a disposizione il nostro ufficio legale per il ricorso al giudice di pace, perché la disparità di trattamento di cui abbiamo già parlato crea, a nostro giudizio, una evidente violazione dell’articolo 3 della Costituzione».  Affilano le armi anche i consumatori in difesa delle biciclette: «La sottrazione dei punti mi ricorda la delibera del Comune di Napoli che ha vietato il fumo nei parchi: noi siamo contro il fumo, intendiamoci, ma quel provvedimento è una presa per i fondelli» dice Carlo Rienzi, presidente di Codacons. «A Napoli dove il rosso dei semafori è un consiglio’, i motociclisti girano beatamente senza casco o tutti guidano, anche la moto, parlando al cellulare, mi dice che senso ha vietare di fumare nei parchi?», si domanda Rienzi. «Demagogia, pura demagogia. Ecco, togliere punti alla patente ai ciclisti, oltre alla sanzione amministrativa è come quella delibera napoletana: una assurdità, ha chiari profili di illegittimità costituzionale e in definitiva serve soltanto per avere qualche titolo sui giornali.  Ma l’aspetto più grave e preoccupante – conclude il presidente di Codacons – è che mette in dubbio la serietà degli altri provvedimenti previsti nel decreto sicurezza».

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