7 Aprile 2019

Se la guerra scoppia sul pianerottolo

l’ impegno degli amministratori: un avviso anche per non far gettare forbici dai balconi
«Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…». No, non stiamo parlando di navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, ma delle avventure che coinvolgono gli amministratori di condominio nell’ ambito del loro lavoro. Perché la vita nei palazzi è come un matrimonio: ti può andare bene e ti può andare male e spesso a farne le spese sono gli amministratori, coinvolti in liti furibonde tra vicini di casa, con il pianerottolo trasformato in un fronte di guerra. «Faccio questo mestiere da oltre vent’ anni – racconta una professionista – ho iniziato al quartiere Libertà. Gestire un condominio è come dirigere una partita di calcio, fai parte del gioco ma nello stesso tempo lo devi governare. È un impegno pesante, la fiducia e il rapporto umano te lo devi costruire giorno per giorno, poi basta un nulla e tutto viene rimesso in discussione. Quante volte sono stata chiamata per intervenire in litigi? Tante, il più delle volte per dispetti. È come se facessi la psicologa, l’ amica -nemica, il confessore. So tutti i fatti privati delle persone, perché c’ è sempre qualcuno che si sente in dovere di raccontare quanto succede tra le mura di casa degli altri». Secondo dati raccolti da Codacons e Anammi, incrociando rilevazione delle cause civili, siamo un popolo di litigiosi: nei tribunali ci sono circa 2 milioni di cause pendenti. La Puglia ne conta circa 130mila e si colloca a metà classifica tra Campania e Lazio con 190mila ed Umbria 30mila. E prima di arrivare in tribunale tocca sempre all’ amministratore cercare di mediare. All’ origine dei dissidi c’ è spesso una mancanza di capacità di sopportazione che può sfociare in vere e proprie ossessioni, tanto che neanche il tribunale riesce a risanare le ferite. Ecco i motivi principali per cui si litiga: rumori e odori fastidiosi, occupazione abusiva di spazi comuni, le piante o i panni che sgocciolano, la presenza di animali… motivi sciocchi ma che possono portare a vere tragedie. «In questi anni ho dovuto mettere avvisi condominiali tra i più disparati – spiega la professionista -. Tipo: evitate di far cadere forbici dal balcone o gettare siringhe. Per non parlare di tutte le volte che mi hanno chiesto di intervenire per i rumori “osceni” che arrivavano la notte da casa di qualche signora… anche se la signora in questione ha 85 anni e dentro le case private io non posso sindacare… I condomini più difficili? Quelli dove i proprietari sono eredi, le ruggini familiari sono tremende. Poi ci sono le assemblee di condominio, quelle penso si debbano filmare, ne uscirebbe uno spaccato sociale tragicomico». «Pur non essendo un professionista del settore, per tre anni ho fatto l’ amministratore di condominio dove abitavo – racconta Antonio Chierico -. Stiamo parlando del quartiere San Paolo agli inizi degli anni ’90. Vivevo a Parco Verde, una zona di cooperative abitate da lavoratori: 12 palazzine per 120 appartamenti, un paese. Scegliemmo di autogestirci per risparmiare, le riunioni le facevamo in casa, ma dopo tre anni mia moglie mi disse: “decidi, o continui a fare l’ amministratore o stai con me”. Ho scelto la famiglia, l’ incarico era impegnativo, specie abitando nel palazzo: mi citofonavano anche all’ una di notte se il portone carrabile si bloccava, nonostante tutti avessero le chiavi di sblocco. Però sono stati begli anni. Il Parco lo abbiamo messo su noi, ogni residente si dava da fare per quello che poteva. Non ero solo a prendere le decisioni, c’ era un consiglio di amministrazione e tre revisori dei conti. Certo le discussioni non mancavano, ma ci legava tanto affetto».

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