31 Dicembre 2010

Se l’ Rc auto è cara la colpa è delle truffe, non dell’ obbligo (assicurazioni)

Una stangata sulla stangata: è quel che rischiano gli automobilisti italiani in materia di Rc auto nel 2011 se la politica non si deciderà a correre ai ripari. E’ l’ allarme, propositivo però e non fine a se stesso, lanciato dal presidente dell’ Isvap Massimo Giannini ai due rami del parlamento con una lettera in cui da un lato avvisa dell’ ulteriore pericolo-aumenti che si profila per l’ anno venturo e dall’ altro indica le misure da adottare al più presto, e per legge, se si vuole finalmente arrestare l’ escalation dei prezzi. Per Giannini le tariffe potrebbero essere ridotte del 15-18% se venisse varato un pacchetto di norme capace di abbattere l’ incidenza delle frodi, anche al costo di smaterializzare i certificati assicurativi (cioè i tagliandini che vanno esposti dietro ai parabrezza dei veicoli) per eliminarne la contraffazione, dare prevedibilità e omogeneità ai costi dei danni alle persone e rinfocolare la concorrenza tra compagnie eliminando la clausola del rinnovo tacito. Ma se il capo dell’ Isvap chiede alle camere un «salto» di attenzione e lucidità che non avrebbe precedenti, chiede molto alle compagnie: di riqualificare e potenziare, cioè, la loro rete di liquidatori, quella che sul territorio deve fronteggiare ogni giorno i truffatori da un lato e i clienti infuriati dall’ altro. Le compagnie si dicono disponibili perché dal tormentone delle truffe non hanno nulla da guadagnare, si alienano la fiducia dei clienti onesti e pur aumentando le tariffe non riescono a fronteggiare la lievitazione dei costi del settore indotta appunto dall’ altissimo tasso di frodi e dall’ insensata dinamica dei costi imposti dai tribunali per i danni alle persone. Quindi, rincarano i prezzi e ci perdono ugualmente. Ma l’ iniziativa dell’ Isvap, che chiunque realmente interessato al miglioramento di un quadro devastato avrebbe il dovere di appoggiare, è stata invece biasimata da alcune associazioni di consumatori, come il Codacons, che invocano l’ abolizione dell’ obbligo assicurativo, come se permettere al signor Rossi di non assicurarsi potesse avere un effetto calmieratore sul mercato, anziché limitarsi a esporre le potenziali vittime dei sinistri causati dal signor Rossi alla beffa di non essere risarcite, oltre che al danno di essere state investite e ferite o comunque danneggiate. La verità è che mai come nel settore assicurativo si constata l’ irriducibile reciproca sfiducia che troppo spesso oppone in Italia le diverse componenti della società civile e inibisce qualunque riforma consensuale e condivisa. L’ Isvap ci sta provando, a cambiare le cose: ha battuto un colpo, se il parlamento ci sentirà, sarà un bene per tutti. Ma bando ai facili ottimismi…

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