3 Luglio 2010

Se l’ auto è una camera a gas

Il fumo passivo è formato da una miscela di gas (monossido di carbonio, composti organici volatili) e polveri sottili (di diametro inferiore a 1 µm) che si forma dalla combustione del tabacco. L’ esposizione involontaria è un fattore di rischio accertato per tumore del polmone e malattie cardiovascolari e respiratorie, che interessa milioni di soggetti nel mondo. Le misure di tutela prese negli ultimi anni da numerosi Paesi hanno ridotto significativamente l’ esposizione nei luoghi pubblici e di lavoro, con positive ricadute per la salute, come la riduzione nel numero di infarti cardiaci. Ma il fumo in macchina è una situazione di rischio molto diffusa e del tutto particolare, soprattutto per le elevatissime concentrazioni di inquinanti che si accumulano negli ambienti indoor di piccole dimensioni: basta una sola sigaretta per superare di molto il limite outdoor sulle 24 ore di 50 µ g/m3 di Pm10 fissato dalla Comunità europea o quello Usa di 35 µ g/m3 di Pm2.5. In letteratura sono infatti riportati – per una sola sigaretta – valori compresi tra 1300 a 13000 µ g/m3 di Pm2.5 all’ interno dell’ abitacolo di un’ auto in sosta a finestrini chiusi. Queste condizioni realizzano veri test di provocazione bronchiale per i soggetti asmatici, per i quali è sufficiente un’ esposizione a 100 µ g/m3 di Pm10 per comportare sintomi di riacutizzazione, mentre a livelli di 300 µ g/m3 di Pm10 è dimostrata la comparsa di segni di ischemia coronarica nei soggetti cardiopatici. L’ ultimo numero della rivista scientifica Epidemiologia & Prevenzione ospita due studi italiani in materia, frutto della collaborazione tra il Laboratorio per lo studio dell’ inquinamento da fumo passivo dell’ Istituto nazionale dei tumori/SIMG di Milano e la Direzione prevenzione, servizio sanità pubblica e screening della Regione del Veneto, con il patrocinio di ISDE Medici per l’ ambiente. Il primo affronta l’ entità dell’ esposizione al fumo passivo durante un viaggio in auto a velocità controllata, con sistema di ventilazione in funzione: a finestrino chiuso si raggiungevano valori di picco di 700 µ g/m3 di Pm10, con il finestrino aperto per un quarto 300 µ g/m3; viaggiando con il finestrino lato-guidatore completamente aperto non si registravano – apparentemente – accumuli di polveri in termini di Pm. Anche le concentrazioni di monossido di carbonio, che passavano da 1 a 7 ppm (parti per milione) a finestrino chiuso e a 3 ppm a finestrino aperto per un quarto, a finestrino aperto completamente non subivano variazioni dopo l’ accensione della sigaretta. Ma, se oltre ai Pm si misuravano le polveri in numero di particelle submicrometriche (comprese tra 0,3 e 0,4 µ m di diametro, la quota prevalente di particelle prodotte dalla combustione del tabacco), anche a finestrino completamente aperto l’ accensione della sigaretta comportava un accumulo oltre 200mila particelle/litro, 5 volte superiore al valore basale. Lo studio, oltre a confermare le condizioni di grave inquinamento a finestrino chiuso già note, è il primo a evidenziare il persistere di livelli elevati di micropolveri anche durante il viaggio a finestrino completamente aperto, a sottolineare quanto sia difficile proteggersi dal fumo passivo in automobile. Il secondo studio ha voluto indagare la percentuale di vetture private e commerciali con fumatori a bordo colti nell’ atto di fumare, una verifica nel "mondo reale" di quanto viene riportato nelle indagini di mercato. L’ iniziativa ha mobilitato i tecnici della prevenzione di 19 Ulss venete, che hanno monitorato circa 6.000 vetture in transito agli incroci e alle rotonde di 74 Comuni, per un totale di 400 ore di osservazione. In Tabella 1 sono riassunti i risultati dello studio: nel 6,9% dei veicoli erano presenti fumatori, con un’ elevata di percentuale di fumatori passivi tra i trasportati (18,8%). La percentuale di veicoli con fumatori era inoltre nettamente più elevata tra i veicoli commerciali. In 7 delle 762 vetture con bambini c’ era almeno una persona che fumava (0,9%). Ai fini di una valutazione reale del fenomeno è necessario considerare che il periodo di osservazione per ogni automezzo ha una durata molto breve, e che l’ atto di fumare non è una variabile continua. Pertanto, la possibilità di intercettare nell’ atto di fumare un guidatore o un passeggero abituati a fumare in auto è circa 1 su 2, e il dato osservato del 6,9% di fumo in macchina potrebbe essere sottostimato di due volte: corretto salirebbe al 14%. Se si considera che la percentuale di fumatori in Italia è del 22% e che il 61,9 % di questi afferma di fumare in auto, ci si dovrebbe attendere una percentuale osservabile di auto con fumatori a bordo del 13,6 % del totale delle osservazioni (61,9% del 22%), che è coerente con il dato corretto delle osservazioni a bordo strada, pari a circa il 14%. Lo studio presentato rientra nella strategia articolata di controllo dell’ epidemia tabagic a che la Direzione prevenzione della Regione Veneto sta conducendo da anni con gli operatori delle aziende sanitarie mediante indagini conoscitive, azioni di comunità, campagne informative, azioni per la riduzione del fumo passivo ed attività di disassuefazione. L’ utilità di dispositivi di sicurezza ambientale nell’ abitacolo (allarme sonoro in caso di superamento di un limite per il monossido di carbonio e le polveri sospese, per esempio) è uno dei possibili argomenti di interesse immediato, così come l’ analisi sociologica di soluzioni utili a favorire il processo di de-normalizzazione del fumo di tabacco in auto rivolte, per esempio, in particolare agli addetti al trasporto commerciale. L’ abitudine di fumare in macchina non è un problema solo italiano, anche se, con un 60% dei fumatori poco "diligenti", superiamo abbondantemente Usa (44%), Canada (34%), Gran Bretagna e Australia (29%), secondo i dati 2010 dell’ International tobacco control four country survey. A ragione l’ Organizzazione mondiale della sanità ha inserito la prevenzione dal fumo passivo in auto tra le priorità della sua agenda (soprattutto a salvaguardia della salute del bambino), auspicando campagne di sensibilizzazione e iniziative di regolamentazione. Già nel 2003 il Codacons aveva presentato una proposta di legge per proibire il fumo a chi guida come forma di prevenzione di incidenti; in questa direzione anche l’ emendamento, da inserire nel Codice della strada, che l’ on. Stiffoni (Lega) ha proposto nel novembre 2009. Ma il 6 di maggio 2010 l’ aula del Senato ha approvato il disegno di legge di riforma del Codice che ora, dopo le numerose modifiche, torna alla Camera in terza lettura, ma senza recepire la previsione. L’ idea si basa soprattutto sui dati di pericolosità del fumo alla guida, che comporta un notevole rischio per l’ attenzione del guidatore a causa della distrazione che l’ atto di fumare comporta (accensione della sigaretta, portarla alla bocca, riporla nel posacenere), idea che ha trovato realizzazione finora solo nella Repubblica di San Marino, dove il divieto di fumare per chi guida è in vigore dal 2008. Ma accanto a questo approccio centrato sulla pericolosità del gesto, andrebbe portato alla conoscenza del grande pubblico anche il problema della tutela dal fumo passivo che, come abbiamo visto, trasforma l’ auto in una vera e propria camera a gas.
 

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