Se il consumatore mette l`elmetto
-
fonte:
- Panorama
Acquisti di beni durevoli rinviati, prenotazioni per le vacanze sospese, interi settori a rischio. Shock momentaneo o prologo della recessione? Nel dubbio, ci si affretta a rivedere le previsioni. Al ribasso.
C`è una brutta parola che di questi tempi è meglio evitare: recessione. Chi la pronuncia rischia di venire accusato di attentato alla sicurezza nazionale, anzi mondiale. Chiedetelo agli analisti americani, alle prese con i dati di un`economia a stelle e strisce tornati ai livelli di cinque anni fa.
Oppure al commissario di Bruxelles Pedro Solbes, che ha appena rivisto al ribasso le previsioni di crescita della vecchia Europa: «Al massimo ci fermeremo all`1 per cento». O, per restare in Italia, al ministro dell`Economia Giulio Tremonti, che sognava un pil 2003 a più 2,3 per cento e ora si vede costretto a una correzione di almeno un punto.
Il crinale fra stagnazione e recessione risulta molto scivoloso. Ma ovvio: una cosa è scoprire che la realtà delle cifre smentisce le rosee indicazioni contenute nei documenti programmatici, diverso è delineare scenari a tinte fosche. Perciò tutti lì a fare gli scongiuri. A sperare che il conflitto in Iraq si concluda definitivamente presto e non si estenda a nuove regioni «calde» mediorientali. Poi che i terroristi (quelli capaci di attentati veri, non chi maneggia i numeri) non ci mettano lo zampino.
Infine, che il dopoguerra, confermando le teorie dei manuali canonici, sia il motore della ripresa. Una serie di condizioni che possono tranquillamente verificarsi. Di più: che ogni persona di buona volontà, a qualunque latitudine, si augura. Anche perché altrimenti… Già, altrimenti quella brutta parola, recessione appunto, saremo costretti a usarla, eccome. E ognuno di noi dovrebbe farci i conti concretamente, giorno dopo giorno.
L`unico ad avere osato infrangere il tabù, almeno nel piccolo dell`osservatorio nostrano, è stato il presidente della Confcommercio, Sergio Billè. «Ma non vedete che l`Italia è completamente ferma?» ha urlato. «Lo sapete che cosa potrebbe accadere se la guerra durasse sei mesi? I consumi calerebbero dello 0,4 per cento, l`inflazione veleggerebbe verso il 4,5 per cento e, in definitiva, il pil registrerebbe un clamoroso meno 0,6». C`è poco da girarci intorno: recessione bella e buona. Ergo, conclude Billè (intervista qui sopra), che il governo faccia la sua parte.
Si potrà discutere sul livello di allarmismo, più o meno giustificato.
Sul balletto dei dati macroeconomici (con di mezzo pure la variabile delle oscillazioni dei prezzi petroliferi), per i quali valgono le battute degli esperti di Bruxelles («Momenti difficili per chi di mestiere fa le previsioni») e il buon senso del governatore della Banca d`Italia Antonio Fazio («Per quanto riguarda le stime, occorre attendere la fine del conflitto»). Un elemento, comunque, è certo: il consumatore italiano ha infilato l`elmetto. Prima di mettere mano al portafoglio ci pensa non una, cento volte.
Piuttosto, preferisce mantenere alta la liquidità, mettere da parte qualche quattrino in più rispetto al passato (infatti, a fine 2002 si è arrestata la discesa nella nostra proverbiale propensione al risparmio che ci aveva avvicinato alle medie europee). E se non sa proprio dove investire i soldi, visto che le borse continuano a perdere e i rendimenti degli altri strumenti finanziari appaiono quasi ridicoli, pazienza: rimane sempre il materasso.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
