Se il bonus si trasforma in odissea
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fonte:
- La Nazione
Fatto sta che anche sui rimborsi di Natale il micidiale connubio tra apparato statale e tecnologia ha partorito un tale groviglio di spid e conseguenti code alle Poste, pin smarriti, attese in clessidra, “errori temporanei” negli inserimenti di bancomat, carte di credito e Iban, che si finirà per bocciare un’iniziativa che che sulla carta appariva positiva. Sarebbe un peccato. La tentazione a rivedere il giudizio è forte, alimentata dalle più varie considerazioni. La prima: la cifra sul piatto, 150 euro al massimo, finisce per apparire esigua in rapporto allo sforzo di applicazione che il “cashback” sta richiedendo, per quanto la valutazione sull’esiguità di una somma sia direttamente proporzionale alla disponibilità economica di chi deve incassarla. C’è poi già chi sostiene che 150 euro siano pochi per consegnare carta di identità, numeri di carta di credito, bancomat e iban, alla faccia della privacy. Nel frattempo Federconsumatori accusa il cashback di incentivare la corsa all’acquisto più che l’utilizzo della moneta elettronica, mentre i commercianti contestano il costo elevato delle commissioni bancarie. Infine Codacons presenta un esposto alla procura perché l’impossibilità di usufruire del bonus potrebbe trasformarsi in discriminazione fra cittadini e sta a vedere che si spacca il Paese (anche) sui rimborsi di Natale… Insomma le finalità erano condivisibili ma forse siamo stati ottimisti perfino con il nome della app, con quell’IO così autoreferenziale per qualcosa che dovrebbe funzionare a livello collettivo. Occorre rimediare perché per ora il passo tra cash e crash rischia di essere troppo breve.
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