13 Maggio 2020

Scuole, Val d’ Aosta pronta al «piano di rientro»: anche a maggio o giugno

 

La Giunta regionale della Valle d’ Aosta sta esaminando un «piano rientro» nelle scuole che non esclude il ritorno in classe a maggio e per tutto giugno, ma che guarda anche a settembre. L’ assessore all’ istruzione Chantal Certan ha ribadito che «occorre tenere in considerazione l’ aspetto sociale e il ruolo della scuola per le famiglie che devono ripartire». «Non conosco le situazioni delle scuole nelle altre regioni – ha aggiunto – ma in Valle d’ Aosta l’ 80% delle classi (ovvero 820 su oltre 1.100) ha meno di 20 alunni, ci sono scuole di montagna con un rapporto insegnante-alunni da uno a tre a uno a cinque. Le condizioni sono particolari, quindi è possibile pensare di prevedere un rientro con orari e numeri ridotti. A tal proposito una prima bozza del Piano di rientro, con un protocollo sanitario, è all’ esame del Governo regionale». «Crediamo che fare questo tipo di lavoro – ha detto il presidente della Regione, Renzo Testolin – possa essere positivo per non trovarci in ritardo, anche se l’ apertura sarà a settembre. È stato avviato un percorso di confronto e di condivisione con i dirigenti scolastici e con gli enti locali». Nonostante la Val d’ Aosta sia una regione a statuto speciale, dovrà adeguarsi però ai decreti della Presidenza del Consiglio, che vietano per ora la ripresa delle attività didattiche. Al massimo a riaprire potranno essere materne e nidi . E infatti anche i sindaci di Borgosesia e Quarona , Comuni della Valsesia a trazione leghista, che avevano annunciato il ritorno in classe, in realtà non hanno potuto riaprire le scuole, ma solo la palestra comunale e la ludoteca. Un aiuto ai genitori tornati al lavoro, e che quindi non possono badare ai propri figli, che ha scatenato le polemiche: al no della ministra Azzolina, contraria a una sperimentazione ritenuta in contrasto con le disposizioni in vigore per il contenimento del coronavirus, si aggiunge la contrarietà dei sindacati, che parlano di rischi per la salute delle famiglie e dei bambini stessi, oltre che delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti. «Dove il governo non è arrivato, arrivano la pubblica amministrazione e gli enti locali», sostengono i sindaci Paolo Tiramani e Francesco Pietrasanta, che non si sono fermati neppure quando, ieri sera, è arrivato il no della dirigente scolastica dell’ Istituto comprensivo, Raffaella Paganotti, all’ utilizzo della scuola. «È strano che a poche ore dall’ inizio del servizio arrivi uno stop all’ utilizzo delle scuole da preside e provveditorato – sottolinea Tiramani -: evidentemente al ministro Azzolina, che non sta dando risposte a precari e famiglie, deve aver dato fastidio vedere un progetto così a pochi chilometri da casa sua…». Nessun «fastidio personale», ribattono dal ministero dell’ Istruzione, al lavoro con gli esperti per consentire di tornare sui banchi a settembre. Oltre al distanziamento sociale nelle classi, con banchi separati di almeno un metro e mezzo, una delle ipotesi è quella di rendere obbligatorio l’ uso della mascherina, oltre che per docenti e personale, per tutti gli studenti sopra i sei anni, con un costo secondo il Codacons di oltre un miliardo di euro per le famiglie. «Stiamo raccogliendo tutte le istanze – sottolinea Azzolina -. Servono proposte concrete, dobbiamo essere operativi, andare veloci e chiudere quanto prima i Protocolli. Abbiamo davanti una sfida importante: lavorando insieme possiamo riportare a scuola in sicurezza personale e studenti». Secondo la Uil, andrebbero istituiti presidi sanitari in ogni scuola. La Cisl ha sottolineato che è fondamentale assegnare personale stabile alle scuole, che va istituita una cabina di regia territoriale e considerata la situazione delle persone «fragili»: secondo l’ Inail, rileva il sindacato, devono essere sotto osservazione sanitaria tutti gli over 55, una categoria molto ampia nella scuola. «È molto complicato immaginare il rientro- dice la segretaria Maddalena Gissi- Abbiamo bisogno di procedure chiare e regole certe». Il presidente dell’ Anp (l’ associazione presidi ), Antonello Giannelli, ha chiesto venga varato al più presto un protocollo nazionale e che siano definite con la massima chiarezza le effettive responsabilità dei dirigenti scolastici in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, in particolare in questa fase emergenziale. «Questo è possibile, appunto, solo formalizzando un protocollo nazionale che preveda misure precise, univoche e puntuali, la cui applicazione garantisca la più ampia sicurezza negli ambienti della scuola ed eviti che responsabilità improprie siano imputate ai dirigenti scolastici», conclude Giannelli.
VALENTINA SANTARPIA

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