3 Aprile 2020

Scuole private: niente rette, solo spese

mascolo (comitato sic): lo stati ci aiuti a pagare i fitti e gli altri costi di gestione
CASERTA (Renato Casella) – Le strutture educative private (dagli asili nido alle scuole primarie passando per le ludoteche) si ritrovano senza rette, ma con fitti e utenze da pagare e chiedono aiuto alle istituzioni per fare fronte alle spese e non dover chiudere bottega. Ne parla Katia Mascolo, referente, insieme a Elisabetta Vozzella, del comitato Sic Campania, che raggruppa gli operatori del settore per fare fronte all’ attuale emergenza. Come nasce questa nuova associazione? Anzitutto per portare all’ attenzione delle istituzioni governative i problemi legati all’ emergenza, poi resteremo come punto di riferimento delle scuole e delle altre strutture. Ci stiamo occupando dei problemi economici causati dal Corona virus: la maggior parte di noi hanno affitti da pagare che non sono stati sospesi del decreto Cura Italia. Il credito d’ imposta garantito dal Governo si riferisce alla categoria C1, in sostanza quella dei negozi, mentre le scuole private rientrano nella B5. Chiediamo fondi allo Stato – preferibilmente a fondo perduto – per fare fronte alle spese di gestione, visto che sono venute a mancare le rette. Con la chiusura delle scuole, infatti, il servizio didattico non viene erogato o comunque viene prestato in forma diversa con la didattica a distanza. Ma visto che proseguite con le lezioni, sia pure in video, non potreste chiedere il pagamento di parte della retta? Anzitutto, per la scuola dell’ infanzia i collegamenti in video sono più che altro strumenti di vicinanza affettiva e non ci sembra giusto monetizzare questo servizio. Per la primaria, parecchi genitori si rifiutano di pagare, dato che i bambini non vanno a scuola. Abbiamo i contratti di iscrizione firmati, ma ovviamente sono tutti decaduti per causa di forza maggiore. Costringere le famiglie a pagare, quando non c’ è una legge che lo stabilisca, diventa complicato. E comporta anche un rischio: a settembre i genitori potrebbero cambiare istituto. In questa situazione è intervenuto anche il Codacons, sostenendo che le rette non debbano essere pagate: d’ accordo, ma a questo punto deve intervenire lo Stato per sostenere le scuole. L’ unica conseguenza, di questo passo, sarà che le scuole chiuderanno e gli alunni perderanno i loro riferimenti. I bambini sono la vittima principale di questa situazione, perché rischiano di vivere il dramma di non poter tornare a scuola con i compagni. Non avete provato a chiedere ai proprietari degli immobili una rinegoziazione dei fitti? I proprietari hanno a loro volta tasse da pagare: possono sospendere i pagamenti dei fitti, ma non si può pensare che non prendano soldi per locali che, oltretutto, sono estesi e quindi comportano il pagamento di imposte alte. In questo periodo difficile, comunque, abbiamo riscoperto l’ umanità nei rapporti, sia con i proprietari degli immobili che fra di noi operatori: prima eravamo semplicemente concorrenti. Il settore scolastico privato è importante per l’ intero sistema dell’ istruzione e se lo Stato non interviene, collassa tutto: basti pensare che in parecchi paesi della Campania non esistono asili nido. E i vostri dipendenti? La cassa integrazione è un grande vantaggio, ma è stata disposta per 9 settimane, mentre si prospettano tempi di chiusura più lunghi. E’ giusto tutelare le famiglie che ci hanno sempre sostenuto, ma non va dimenticato che dietro a ogni struttura ci sono altrettante famiglie che ne ricavano il sostentamento: siamo madri e padri anche noi e andiamo tutelati. Se resteremo chiusi fino a settembre, saranno 6 mesi di inattività, un periodo non sostenibile a fronte di entrate azzerate.

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