Scuole italiane vecchie e cadenti tra rischio crolli e amianto-killer
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fonte:
- Il Mattino
Scuole italiane vecchie e cadenti tra rischio crolli e amianto-killer
Elena Romanazzi Quando finisce l’ anno scolastico e non ci sono stati incidenti «strutturali» si tira un sospiro di sollievo. Il tetto ha tenuto. I controsoffitti non hanno avuto cedimenti. L’ intonaco, si è sbriciolato, ma non più di tanto. E la solita, antica, macchia d’ umido non si è allargata ma ha solo cambiato colore. Le finestre, tenute il più delle volte chiuse, hanno retto. E si finisce con il dire «l’ anno prossimo si vedrà cosa si può fare». Si spera di poter migliorare la situazione. Di garantire a tutti gli studenti, non solo il diritto allo studio ma anche un tempo scuola vissuto in un ambiente sicuro. E invece una scuola su due, ha bisogno di lavori. E sono anche urgenti. È questa la fotografia fatta dal Censis. Su 41mila edifici scolastici, ben 24mila hanno grossi problemi agli impianti elettrici, idraulici e termici. Sono 9mila le strutture con gli intonaci a pezzi e in più di 7mila edifici occorrerebbe rifare i tetti e le coperture. Sono invece 3.600 gli edifici ai quali occorrono interventi alle strutture portanti e tra queste mura più di mezzo milione di studenti ci trascorre ogni giorno parecchie ore. C’ è ancora l’ amianto in ben 2mila scuole, un rischio al quale vengono esposti 342mila studenti. Tutti dati tristemente noti. Edifici ante-guerra Strutture vecchie, costose in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria. Se si guarda agli anni di costruzione si scopre che esistono ancora, anche se sono appena il 4%, edifici scolastici costruiti nel ‘900. Sono ben 1.517 e di questi 134 si trovano nella nostra regione. Datati 1900 e 1945 ce ne sono 4.120, dal ’46 al ’60 se ne contano 5.643. La maggioranza sono stati costruiti tra il ’61 e l’ 80: sono 15.872, ovvero il 44% del totale. Di questi 2.355 sono in Lombardia e 1.678 in Campania. Quelle più recenti, dall’ 80 in poi sono appena 9.067 (1.168 in Campania). Guardando all’ età media delle scuole si comprende la dimensione della problematica che non riguarda solo ed esclusivamente gli impianti a norma ma anche le stesse strutture. Impianti poco in sicurezza L’ unico «100%» scuole si trova in Molise e riguarda solo un capitolo, quello relativo alla presenza degli estintori. Il resto fa riflettere sui tempi biblici di applicazione della legge 626. L’ impianto idrico è presente solo nel 66,5% delle scuole a livello nazionale. La Campania è poco sotto la media e si ferma al 62%. La scala esterna come via di fuga è una delle note dolenti anche perchè in molti edifici, proprio per la tipologia di immobili, non può essere fatta. E così la si trova nel 49,3% degli istituti, nel 48,9 nella nostra regione. Gli impianti elettrici costituiscono ancora una nota dolente: solo in 6 scuole su 10 sono a norma (56,9 in Campania). La segnaletica di sicurezza è presente ovunque, ma anche in questo caso non tocca in nessuna regione quota 100% ma si ferma al 95,1%. Manutenzione a singhiozzo I dirigenti scolastici lanciano l’ allarme. Ascoltati dall’ istituto di ricerca hanno detto chiaro e tondo che per buona parte degli edifici, circa il 36%, sarebbe necessario avviare da subito lavori di manutenzione straordinaria. Ma nella maggior parte dei casi, il 57%, serve più continuità agli interventi di manutenzione ordinaria. Inoltre, nonostante l’ anzianità del patrimonio immobiliare «e benchè si tratti generalmente di strutture che corrispondono a modelli oggi non più funzionali, anche quando sono state progettate dall’ inizio come scuole e non ricavate da caserme o conventi, solo nel 7% dei casi si ritiene fondamentale la costruzione di un edificio più adeguato o il trasferimento della scuola in un’ altra sede». Negativa la valutazione da parte dei dirigenti degli interventi di manutenzione svolti finora: tra i 10mila compiuti negli ultimi 3 anni, in più di un quarto sono stati effettuati lavori scadenti o inadeguati. Da ultimo, relativamente alla possibilità prospettata recentemente di dotare le scuole di un budget ad hoc per gli interventi di manutenzione, il 54% dei dirigenti scolastici interpellati dal Censis si è dichiarato favorevole, ma il restante 45% condiziona questa possibilità alla semplificazione delle procedure per l’ affidamento dei lavori. Le reazioni Numerosi i commenti allo studio del Censis. Se per la Flc Cgil «deve essere chiarito quali sono le effettive risorse a disposizione, con quali tempi e con quali procedure», Carlo Rienzi, presidente del Codacons, ricorda che già con la class action del 2011 il Tar del Lazio e il Consiglio di Stato avevano ordinato al Miur di varare un Piano nazionale di edilizia scolastica». Marcello Pacifico, presidente dell’ Anief, auspica, invece, che dagli «annunci si passi ai fatti». Antonio Satta, componente dell’ ufficio di presidenza dell’ Anci: «Gli interventi del governo Renzi sono utili, ma in questo caso è necessario un piano pluriennale con finanziamenti stabili». Sul nodo risorse interviene anche il presidente dell’ Anp (associazione nazionale presidi) Giorgio Rembado: «Inutile illudersi – tuona – per mettere in sicurezza gli edifici occorrono miliardi, o si mettono insieme le risorse dello Stato e degli enti locali, intervenendo per snellire le procedure o si resta alla chiacchiera». L’ ultima parola agli studenti. «Quello del Censis – sottolinea Danilo Lampis, coordinatore nazionale Uds – è un rapporto che conferma altre indagini evidenziando così la necessità non solo di portare le nostre scuole a standard di sicurezza europei, ma anche di modernizzarle e renderle a misura di studente con più laboratori e una didattica di qualità e quindi una migliore formazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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