7 Gennaio 2021

Scuola, ripresa caos. Emiliano: nessuno è obbligato ad andare in classe. L’ironia sul web

 

Oggi in Puglia riapre la scuola. «Ma nessuno studente di ogni ordine e grado è obbligato ad andare a scuola. Tutti sono in didattica integrata da casa come da ordinanza che ho firmato ieri. Possono andare a scuola in presenza solo gli studenti con bisogni didattici speciali e chi deve fare laboratorio, secondo la valutazione autonoma delle scuole, ma non sono obbligati. Per il primo ciclo inoltre le famiglie che intendono comunque fare frequentare in presenza i loro figli a scuola devono responsabilmente farne richiesta esplicita e formale al dirigente scolastico, che verrà valutata sulla base dei criteri della alleanza scuola famiglia. Nessun automatismo». Il tentativo di chiarimento del governatore Michele Emiliano arriva nella serata di ieri con un post su Facebook. Alla vigilia della ripresa delle lezioni in tutte le scuole pugliesi di ogni ordine e grado, dunque. E in clima teso e caotico. E a leggere le centinaia di commenti al post del governatore lo si percepisce. Così, invece di fare chiarezza l’effetto che ottengono le parole di Emiliano è esattamente l’opposto. «Presidente nella sua ordinanza non scrive che non vi è alcun automatismo. Credo che chi Le ha scritto il post si sia confuso» tuona un genitore. Concetto ripreso e rilanciati in centinaia di commenti analoghi. Sintomo di matassa ingarbugliata.
Un groviglio che neppure l’ordinanza firmata da Emiliano nella serata di martedì è riuscita a dipanare. Anzi. Docenti e famiglie degli studenti pugliesi ora accusano il governatore di aver adottato un provvedimento che non fa altro che generare ulteriore confusione. Un’ordinanza provvisoria e precauzionale – come lo stesso governatore l’ha definita – che lascia gli studenti delle superiori a casa in Did (Didattica digitale integrata) sino a metà gennaio. Per elementari e medie, invece, finisce per rovesciare la prospettiva. E introduce il sistema delle lezioni in presenza su richiesta per elementari e medie. Istanze che nelle ultime ore sono già state indirizzate ai dirigenti scolastici degli istituti di ogni ordine e grado da parte delle famiglie pugliesi che sono intenzionate a far rientrare i figli a scuola in presenza. Richieste che, almeno a leggere l’ordinanza n.1 del 2021, non devono essere sottoposta ad alcuna valutazione da parte dei dirigenti scolastici. Ma soltanto recepite, nei fatti. Date le premesse, dunque, la prima campanella dopo le festività natalizie in Puglia in tutte le scuole si appresta a suonare all’insegna del caos.
Intanto La Scuola che vogliamo – Scuole diffuse in Puglia, il coordinamento dei genitori attivi che riunisce circa quaranta comitati di genitori e associazioni pugliesi, affila le armi in vista della battaglia legale che, stando all’annuncio delle scorse ore, i genitori pugliesi hanno intenzione di combattere in sede internazionale. A partire dal Tribunale internazionale dell’Aia, con buona probabilità.

Sul web inevitabile l’ironia. C’è chi invoca il presidente nelle chat dei genitori dove ieri su è scatenato il caos.

«Faremo un ricorso molto presto nelle sedi internazionali – fanno sapere dal comitato – L’Italia, nei fatti, è l’unico Paese dell’area europea che non ha rispettato l’intesa del tavolo dell’Oms del 31 agosto, dedicato alla riapertura in sicurezza di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Su 52 Paesi presenti alla Conferenza presieduta proprio dal ministro della Salute Roberto Speranza solo l’Italia, nei fatti, mantiene in lockdown gli adolescenti da dieci mesi». Sulla situazione in Puglia, il coordinamento ritiene che: «Ancora una volta esercitare il diritto all’istruzione è il lusso di chi ha strumenti culturali, giuridici e mezzi informatici. Ancora una volta la Regione promette ma non attua né screening di massa sul personale scolastico né governance dei trasporti». Identica bocciatura anche da parte del Codacons di Lecce: «Ancora oggi in Puglia non c’è un piano trasporti adeguato, nonostante da un mese si sapesse che a gennaio sarebbe ripartita la didattica in presenza anche per le superiori – rimarca il l’avvocato Cristian Marchello – Ancora oggi, al di là delle chiacchiere e della propaganda, non sappiamo come e in quali casi la scuola, intesa come luogo fisico, può definirsi cluster del virus, nonostante tutti i protocolli messi a punto dal Cts. La verità è che nonostante il periodo natalizio, sia Emiliano che Lopalco non hanno fatto i compiti a casa e oggi scaricano sulla scuola e sugli studenti inefficienze e ritardi propri di altri settori». Per l’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco invece: «Tutti i governatori erano preoccupati per questa ripartenza post natalizia e il governo, devo dire, che ci ha ascoltato. Noi comunque abbiamo portato avanti un atteggiamento di maggiore prudenza. Ora aspettiamo l’evoluzione dei prossimi giorni e vediamo se le misure restrittive hanno dato abbiano dato i loro frutti». Sulla questione interviene, infine, anche la presidente del Consiglio regionale Loredana Capone: «Quando parliamo di scuola parliamo di futuro e il futuro è responsabilità di tutti». Ma per colmare le carenze sul fronte della scuola, secondo Capone: «Occorre visione e un piano puntuale a breve, medio e lungo termine. E questo piano ancora manca. In questa direzione, allora, dobbiamo lavorare. È questo l’appello che con forza, insieme, dobbiamo rivolgere al governo» conclude.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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