Scuola, nuova ordinanza si chiude sino al 14 marzo
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Sembra una battaglia di acronimi quella ingaggiata dal presidente della Regione con i giudici amministrativi dopo che il Tar ha accolto il ricorso del Codacons disponendo la sospensiva dell’ordinanza in vigore dal 20 febbraio al 5 marzo. Se, infatti, il Tar punta l’indice sulla Dad al 100% (Didattica a distanza) in tutte le scuole di ogni ordine e grado, il governatore replica con una nuova ordinanza – dal 24 febbraio al 14 marzo – in cui stabilisce che tutte le scuole dovranno adottate la Ddi al 100% (Didattica digitale integrata). Cambiano i termini, ma non il risultato: nessuno degli studenti tornerà a scuola. nuova ordinanza, emessa dalla Regione a poche ore dalle decisioni del Tar, apporta livei correzioni a quella precedente, riservando l’attività didattica in presenza agli alunni solo per l’uso di laboratori «o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali». Inoltre, «le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado ammettono in presenza tutti gli studenti che, per ragioni non diversamente affrontabili, non abbiano la possibilità di partecipare alla didattica digitale integrata, nel limite del 50% della popolazione scolastica, possibilmente per ogni singola classe». In pratica nei licei ci potranno tornare solo colore che dimostrano di non avere un pc a casa. Anche per gli asili e le scuole medie la nuova ordinanza prevede che si possono ammettere in presenza« tutti gli alunni che, per ragioni non diversamente affrontabili, non abbiano la possibilità di partecipare alla Ddi». In pratica, tutti a casa – questo il ragionamento – visto che la Regione ha ricoperto le scuole di milioni di euro (fondi statali) per dare un pc a tutti con cui collegarsi da remoto. se proprio devono esserci delle eccezioni, tocca ai dirigenti scolastici decidere chi può tornare in aula. Il tutto, appunto, sino al 14 marzo, giorno in cui è fissata la scadenza delle vaccinazioni Astrazeneca a tutti i docenti. A quel punto, completato il ciclo vaccinale, saranno sempre i dirigenti scolastici a decidere se tornare alla didattica in presenza. Cade, insomma, la contestata libera scelta delle famiglie (la «scuola on demand» contestata dai sindacati) e resta in piedi l’idea della Regione – caldeggiata dall’assessore alla Salute Lopalco – di tornare a riaprire le scuole in primavera, dopo aver vaccinato tutti gli insegnanti. «Esporre a rischio di contagio (per garantire la didattica in presenza) insegnanti e personale scolastico avendo già disponibile un vaccino che potrebbe azzerare ogni complicanza anche con possibili esiti mortali in caso di contagio, senza prescrivere l’utilizzo di modalità didattiche a distanza che ridurrebbero enormemente tali rischi, corrisponderebbe – spiega l’ordinanza della Regione – ad una violazione di misure di sicurezza sul lavoro disponibili in scienza e coscienza, determinando gravi responsabilità in capo ad ogni soggetto pubblico che ha il dovere/ di adottare misure capaci di impedire l’evento dannoso o la morte del lavoratore». nulla è valso anche il richiamo del Tar sul fatto che non vi fosse evidenza epidemiologica per chiudere le scuole, visto che il livello di rischio assegnato alla Puglia dai criteri ministeriali (zona «gialla») ha comportato già in altre regioni simili l’apertura delle scuole. A questo risponde la Regione sfornando il dossier in base al quale la curva dei contagi è rimasta bassa sino alle festività natalizie, ma «dalla metà del mese di gennaio», con la ripresa delle lezioni in presenza nelle scuole elementari e medie «si osserva un incremento dei nuovi casi nelle fasce di età 3- anni, 6- e 11- anni, ma non 14- anni». In pratica aver aperto asili, elementari e medie ha fatto riprendere il giro del virus, arginato nei licei proprio dalla chiusura. E ancora, «il tasso di nuovi positivi settimanali tra gli studenti rimane superiore al tasso riscontrato nella popolazione generale», senza contare che «risulta in costante e importante aumento il numero dei soggetti (sia tra gli studenti che nel personale) cui è stato disposto un provvedimento di isolamento/ Se poi aggiungiamo le varianti virali, che fanno breccia proprio in quelle fasce d’età «in particolare nelle scuole dell’infanzia nelle scuole primarie e nelle secondarie di I grado» è evidente che è meglio chiudere. Insomma, arrivederci ragazzi: la scuola, forse, riaprirà in primavera, con o senza le sentenze del Tar.
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