17 Settembre 2021

Scuola, già cento classi in Dad: aumentano i contagi e si pensa a “micro bolle”

Scatta la didattica a distanza per gli studenti che fanno parte di classi dove emergono casi di ragazzi positivi alla variante Delta Covid. Al momento ci sono un centinaio di classi in Dad in tutta Italia. Il ritorno a scuola, come previsto, ha innescato dei piccoli picchi di contagi. Da nord a sud aumentano infatti i casi di studenti positivi e conseguentemente cresce il numero delle classi che vanno in didattica a distanza, a volte anche per mancanza di attenzione e responsabilità da parte di alcuni genitori che, come accaduto in queste ore a Torino, hanno portato i due figli a scuola violando l’obbligo di quarantena e causando, di conseguenza, a pochissimi giorni dall’inizio, l’interruzione delle lezioni in presenza per tanti studenti.

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Al momento sono un centinaio le classi in dad in Italia «ma ritengo siano destinate ad aumentare», dice il presidente di Anp Roma, Mario Rusconi. Proprio per ridurre quarantene e didattica a distanza c’è chi pensa a “micro bolle” per i ragazzi delle scuole sul modello tedesco, ricalcando quanto già avviene oggi sugli aerei nei casi cui vengano scoperte positività, ovvero limitare l’isolamento ai contatti strettissimi di chi viene colpito dal virus ma esperti ed epidemiologi sono molto perplessi: è troppo pericoloso, dicono. Intanto il Codacons giudica eccessivo il numero di classi che, a pochi giorni alla ripartenza della scuola, è finito in quarantena, e punta il dito sulla scelta del Governo di delegare ai genitori la misurazione della temperatura degli studenti.

«È indispensabile che siano le scuole a provvedere alla misurazione della temperatura agli allievi», dice il presidente dell’Associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, che sta preparando una formale diffida al Miur e agli uffici scolastici regionali, affinché si attivino per modificare la procedura di accesso agli istituti allo scopo di evitare la quarantena a migliaia di studenti. Il Comitato Priorità alla scuola, dal canto suo, torna a mobilitarsi il prossimo 20 settembre in tutta Italia «perché il Governo non ha proposto nessuna soluzione concreta alle carenze strutturali che affliggono la scuola da decenni, ma che sono state e saranno le principali responsabili nell’impedire un’adeguata gestione dell’emergenza sanitaria».

I presidi: «Scuole sotto controllo. E’ fuori che ci vuole tanta attenzione»

L’anno scolastico, fanno notare i sostenitori del Comitato, non è cominciato bene: orari provvisori, tempo scuola incompleto, cattedre vacanti, ATA insufficienti. E a scendere in piazza sono anche docenti, presidi e studenti: avviene in Puglia, dove i sindacati della scuola hanno protestato davanti al palazzo della Prefettura di Bari contro i doppi turni di ingresso per le scuole secondarie di secondo grado, che entreranno in vigore dal 20 settembre per evitare assembramenti sui mezzi di trasporto.

E mentre ad Imperia una bidella è entrata a scuola senza green pass per la terza volta consecutiva, ha timbrato ed è stata nuovamente allontanata e sanzionata con 400 euro di multa rivendicando il proprio diritto al lavoro, malgrado sia sprovvista di certificazione verde, negli asili e nei nidi comunali torinesi si potrà accedere all’area armadietti per il cambio di abbigliamento dei bimbi senza Green pass: lo prevede un provvedimento organizzativo interno emanato oggi dalla Direzione dei Servizi Educativi del Comune.

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E sull’organizzazione dei trasporti legata alla ripresa delle lezioni il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini assicura: «ci sono criticità specifiche ma non sistemiche, soprattutto nelle grandi città è stato fatto un passo avanti notevole rispetto all’anno scorso». Infine l’Ocse ha confermato che in Italia si spende poco per l’istruzione, notando però che negli anni del Covid, in particolare relativamente agli esercizi finanziari 2020 e 2021, l’Italia ha registrato un aumento di bilancio a favore dell’istruzione primaria e secondaria di primo grado.

 

 

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