7 Settembre 2020

Scuola: Covid frena i consumi, 7mila imprese a rischio chiusura e 20mila posti di lavoro persi

 

Libri, materiale scolastico, cancelleria e corsi pre o extra scolastici. Il mercato della scuola vale complessivamente 10 miliardi di euro ogni anno, e coinvolge in Italia circa 39.000 imprese e 146.000 addetti. Un business che, tuttavia, è destinato a crollare quest’anno, a causa della crisi legata al Covid, che frena i consumi delle famiglie. Lo afferma il Codacons, che fornisce numeri, stime e previsioni circa l’andamento del mercato “scuola”.

La scuola rappresenta a tutti gli effetti un business miliardario, che vede coinvolte cartolibrerie, grande distribuzione, librerie, case editrici, ecc. per un giro d’affari, considerati anche i corsi extra-scolastici, pari a 10 miliardi di euro annui per un totale di circa 8,5 milioni di studenti. Il settore principale è quello del commercio di cancelleria con 19mila imprese attive in Italia tra ingrosso e dettaglio, seguito da quello delle librerie, con più di 5mila imprese: il comparto dei libri scolastici vale circa 700 milioni di euro annui, mentre la spesa per il corredo completo (diari, astucci, zaini, quaderni, ecc.) per un intero anno scolastico raggiunge quota 530 euro a studente, generando un business di circa 5 miliardi di euro.

Numeri che tuttavia quest’anno dovranno scontrarsi con l’emergenza Covid: lo stato di incertezza sulla riapertura delle scuole e le difficoltà economiche che interessano milioni di famiglie stanno di fatto rallentando i consumi nel comparto scolastico. In tutta Italia si registrano cali delle vendite per articoli di cartoleria e cancelleria, con una riduzione degli acquisti da parte delle famiglie del -40% rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche per i libri scolastici il segno è al momento negativo: -30% di spesa su base annua.

A causa del Covid il comparto della scuola potrebbe subire un contraccolpo in termini di minori consumi pari a complessivi -3 miliardi di euro rispetto al 2019, stima il Codacons. Un quadro che avrebbe effetti devastanti sulle piccole imprese del settore, con 7mila attività a rischio chiusura entro l’anno e 20mila posti di lavoro persi.

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