13 Ottobre 2008

SCUOLA: BAGARRE SU SCIOPERO; BONANNI, NO SE CONVOCATI

 Non si placano le polemiche sulla

scuola, in particolare sugli ipotizzati nuovi tagli agli

istituti con un numero di alunni non "adeguato". Sul campo

anche il tema dello sciopero generale. Mentre i Cobas si

preparano ad una settimana di proteste che inizieranno domani

con un sit al Senato e finiranno con lo sciopero e il corteo di

venerdì a Roma, Raffaele Bonanni, ha detto che la Cisl potrebbe

rinunciare "volentieri" allo sciopero generale sulla scuola

"alla condizione che il governo convochi noi e gli enti locali

per discutere come si riorganizza la scuola".

  Pronta la risposta della Cgil: "le motivazioni per lo

sciopero si confermano e anzi si rafforzano anche alla luce dei

tagli che comporterà la chiusura di 4.000 scuole", ha detto

Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc. Ma anche dalla

Cisl Scuola arriva la conferma della protesta: ‘Se il governo –

ha detto il segretario Francesco Scrima – e’ disponibile ad un

confronto e a modificare gli interventi sulla scuola ciascun

sindacalista è disposto a sedersi attorno ad un tavolo. Ma la

premessa è che noi  contestiamo l’obiettivo del governo,

perché chiedere 8 miliardi vuol dire mettere in ginocchio la

scuola, destrutturare la scuola pubblica".

    La polemica sul "dimensionamento della rete scolastica" è

stata ribadita dal presidente della Conferenza delle Regioni

Vasco Errani: "intervenendo con una disposizione ad hoc sul

decreto legge 154, il governo compie una scelta grave e

inaccettabile. Grave nel metodo, perché di questo non si è in

nessun modo discusso. Nel merito, perché in questo modo

burocratico e impositivo si dà un colpo ulteriore alla scuola,

all’ accessibilità per tutti". "Giovedì – ha aggiunto – la

conferenza dei presidenti delle Regioni affronterà la questione

e prenderemo le decisioni necessarie. Resta il fatto che tali

iniziative, discutibili anche dal punto di vista della

legittimità, sono veri e propri macigni sul percorso del

federalismo. Che si proclama a parole mentre si agisce in senso

opposto, sollevando serie preoccupazioni".

   Critiche ai tagli "decisi dai ministri Tremonti e Gelmini"

anche dal vicesegretario del Pd, Dario Franceschini, secondo il

quale costituiscono "una vera e propria macelleria sociale, un

attacco alle fasce più deboli".

   Intanto, domani, davanti al Senato, si svolgerà il sit-in

promosso, tra gli altri, dai Cobas, prima delle iniziative che

in tutta Italia culmineranno nello sciopero generale a Roma del

17 ottobre: "Ai senatori – spiega Piero Bernocchi, portavoce

Cobas – mostreremo la totale opposizione del popolo della scuola

pubblica ai tremendi tagli di posti di lavoro (200 mila), di

scuole (tutte quelle con meno di 500 alunni), di orario di

lezione; il rifiuto netto della riesumazione della novecentesca

‘maestra unica’ e del ripristino della scuola ‘libro Cuore’, con

grembiulini e bocciature per la ‘condotta’; nonché della

trasformazione delle scuole in Fondazioni private dirette da

Consigli di amministrazione aziendale".

   Infine il Codacons ha dato vita al comitato "insegnanti e

genitori vittime della Gelmini", con  100 sedi in tutta Italia,

e con l’obiettivo di far partire una "azione collettiva"

contro la "riforma".

   Anche sul versante università le acque sono agitate. I

ricercatori continuano a protestare negli atenei contro i tagli

della legge 133, come oggi a Salerno mentre il ministro della

Funzione Pubblica, Renato Brunetta ha dato i "numeri" dei

precari in regola con la "stabilizzazione": poco meno di 2.000

contro le stime finora fatte, che arrivavano anche a quota

50.000.
 

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