19 Dicembre 2012

Scuola, 88mila promossi

Scuola, 88mila promossi

 

 

Francesca Milano MILANO Erano oltre 320mila, ne sono rimasti 88.610. I test di preselezione al concorso per aspiranti insegnanti hanno compiuto la loro missione: ridurre la platea dei candidati prima dell’ avvio del concorso vero e proprio. Per la maggior parte dei partecipanti la corsa alla cattedra finisce qui, ma per alcuni non è mai iniziata: circa il 20% degli iscritti non si è presentato alla preselezione. Tra quelli che hanno affrontato il test, solo il 33,5% ha ottenuto un punteggio uguale o superiore a 35/50, il minimo per passare allo scritto del concorso. Il dato non è omogeneo: in alcune regioni la percentuale di promossi ha superato il 40% (Toscana, Piemonte, Lombardia e Liguria), in altre è rimasta ben al di sotto della media (Calabria 20,8%, Molise 21,3%, Basilicata 22,5%). Ma ci sono nette differenze anche sulle età dei candidati ammessi: i tassi di maggiore successo sono stati registrati tra i candidati con un’ età compresa tra 25 e 26 anni e tra quelli con un’ età compresa tra i 35 e 37 anni. Parallelamente, i tassi di successo decrescono nei test svolti da candidati con un’ età dai 39 anni in poi. La preselezione premia i più giovani, dunque. La poca dimistichezza con la prova computer based e con i test di logica non ha però scoraggiato i più attempati, tra cui anche tre 67enni (di cui però solo uno ha passato la selezione). «La percentuale di ammissione dei candidati al di sopra del 30% – commentano dal ministero dell’ Istruzione – è in linea con le aspettative e ha dimostrato l’ accessibilità del test e, allo stesso tempo, la piena funzionalità della prova». Il numero ridotto di aspiranti insegnanti ammessi alla fase successiva dovrebbe garantire il rispetto dei tempi molto stretti: i primi 7.351 dovranno essere assunti a settembre 2013. A conti fatti, un candidato su otto dovrebbe ottenere (nel giro di due anni) una cattedra. Decisive saranno le prove del concorso, attraverso le quali il ministero verificherà le competenze di candidati sulla materia per la quale concorrono. Ma non basterà conoscere dati, nomi o teorie. Attraverso la simulazione di una lezione (che sarà parte integrante della prova orale) le commissioni testeranno anche le capacità comunicative dei candidati e le loro scelte didattiche. L’ orale, però, è ancora lontano: prima gli 88mila selezionati dovranno superare la prova scritta, e in alcuni casi anche la prova pratica, (si veda l’ articolo in basso). Il test di preselezione va in soffitta, non senza lasciarsi alle spalle alcune polemiche. «Nei test d’ ingresso non vi è alcun rapporto con la misurazione delle competenze professionali, didattiche e pedagogiche – sostiene Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil -. In realtà si è trattato di un meccanismo esclusivamente finalizzato a tagliare il più possibile il numero dei concorrenti». Sulla stessa lunghezza d’ onda Francesco Scrima, leader della Cisl Scuola, secondo cui è «difficile, con questi numeri, governare in modo equilibrato il reclutamento dei docenti, rispettando i diritti dei precari in attesa di stabilizzazione e aprendo le porte alle leve più giovani». Sul concorso ha preso posizione anche il Codacons, secondo cui «i docenti precari devono essere retribuiti per i giorni di assenza dal lavoro necessari allo svolgimento delle prove». Per gli oltre 170mila bocciati alla preselezione, questa potrebbe essere – almeno – una piccola consolazione. francesca.milano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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