22 Aprile 2019

Scudetto Juventus, una serie di vittorie ben oltre la storia

di MAURIZIO CROSETTI TORINO – Non si era mai visto un campionato così. Forse non c’è nemmeno stato. La Juventus ha pareggiato la prima partita a ottobre e ha perso la prima a marzo, dunque ha quasi sempre vinto e quasi sempre stravinto. Perdendo il Napoli in casa contro la Samp alla terza giornata, l’irrisoria facilità del progetto bianconero ha trovato ancora più slancio: perché questo scudetto dipende per tre quarti dallo strapotere juventino e per un quarto abbondante dalla pochezza altrui. Lo stesso Napoli, seconda forza della serie A, ha peggiorato nettamente la somma dei punti rispetto alla scorsa stagione, e tutte le altre teoriche grandi o medie hanno fatto lo stesso, spalancando così la porta alla Juve. Forse davvero la serie A non è allenante, ma di sicuro la Juventus l’ha usata proprio per questo, per allenarsi. Le sgambate del sabato e della domenica sono servite per l’Europa, sebbene i bianconeri abbiano perso in Champions un po’ troppe volte (3) e magari è dipeso proprio dagli allenamenti troppo facili.

La storia del campionato 2018/2019 è un riassunto di poche righe. La Juve ha vinto le prime otto partite consecutive, e il 29 settembre aveva già 6 punti di vantaggio. Meno di due mesi più tardi, il 25 novembre, i punti in più erano 8 e da quel momento non sono mai scesi. Questo ha depresso la concorrenza, confermando una facile previsione: se i bianconeri avevano vinto 7 scudetti consecutivi senza Cristiano Ronaldo, con lui non avrebbero neppure cominciato a giocare l’ottavo. Tanto valeva assegnarlo a tavolino, come un Oscar alla carriera. Se l’anno scorso il Napoli di Sarri aveva sacrificato presto l’Europa all’Italia, restando aggrappato al filo dello scudetto quasi fino alla fine, quello di Ancelotti ha scelto il realismo dei propri limiti e adesso pensa all’Europa League. Il risultato è un torneo noiosissimo, ma di questo naturalmente non ha colpa la Juve.

E’ ovvio che i bianconeri straripanti siano primi in ogni classifica dentro la classifica: più gol segnati, meno gol incassati, più vittorie (addirittura 27 su 32), minor numero di sconfitte (2). Hanno giocato in cortile contro squadre di bambini. L’arrivo di Cristiano Ronaldo ha trasformato in canyon il solco che già separata la Juventus dalle altre: merito dei gol segnati (19), anche se Piatek, Quagliarella e Zapata al momento ne hanno fatti di più. L’impatto numerico, psicologico, agonistico, finanziario e mediatico di Ronaldo sulla Juve e sull’intera serie A è stato enorme, lo si poteva immaginare ma forse non fino a questo punto. Ronaldo ha scatenato la corsa al biglietto in ogni stadio in cui si sono esibiti i bianconeri, sorta di Harlem Globetrotters del calcio, e quando Ronaldo non è stato convocato da Allegri nell’unica volta prima dell’infortunio muscolare, cioè per Genoa-Juventus, gara non a caso perduta dai torinesi, il pubblico è quasi insorto con proteste da consumatori buggerati (vedi Codacons) più che da spettatori delusi. Perché ormai, senza Ronaldo, una partita vale meno della metà, ed è anche così che si spiega l’impennata del costo degli abbonamenti della Juventus: se ti compro il secondo calciatore più importante del mondo, poi tu devi sganciare, è l’inevitabile ragionamento del club.

In questa serie ben oltre la storia (il precedente primato degli scudetti consecutivi già apparteneva alla Juve, ma risaliva agli anni Trenta), cominciata da Conte e compiutamente realizzata da Allegri, l’ottavo scudetto di fila è stato il più facile proprio come il settimo era stato il più difficile, o almeno il più conteso. L’Italia non bianconera non si sarà divertita, ma i 14 milioni di tifosi della Signora non volevano altro e già sono concentrati sul numero 10, per fare cifra tonda. Una tirannide di cui non si vede la fine: del resto, #finoallafine è il famoso hashtag di Andrea Agnelli e ormai va inteso come fine degli altri, fine di una concorrenza che non esiste.

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