29 Luglio 2015

Scovati e chiusi cinquecento siti

Scovati e chiusi cinquecento siti

Lorenzo Sani ROMA CHE fine ha fatto il Dipartimento per le politiche antidroga (Dpa)? La struttura, creata nel 2008 sotto l’ egida della Presidenza del Consiglio, tacciata da una parte di essere troppo allineata alle posizioni proibizioniste del suo padre politico, l’ ex ministro Carlo Giovanardi e del coordinatore tecnico, Giovanni Serpelloni, medico veronese di spessore e competenza, fatto fuori da Matteo Renzi nell’ aprile 2014, da mesi è entrata in una strana nebulosa che potrebbe precludere la chiusura, peraltro auspicata da una aggregazione trasversale di politici e operatori che la pensano come il senatore radicale Marco Perduca, favorevole alla creazione di una Agenzia ad hoc, «più snella, capace di far tesoro delle migliori pratiche nazionali, degli esempi di efficienza consolidati in mezza Europa». Al vertice del Dpa oggi c’ è un avvocato, non più un medico. Patrizia De Rose, solido curriculum di dirigente nelle istituzioni, non si è mai occupata di droghe. LA STESSA Europa evocata da Perduca, così come le Nazioni Unite e altri referenti istituzionali, hanno però apprezzato i progetti del Dpa di Serpelloni, in particolare quel sistema di allerta integrato voluto per intercettare le nuove droghe vendute via Internet. «Il Governo deve dire chiaramente qual è la sua posizione – attacca l’ ex ministro Giovanardi -. Un Paese che smantella il Dipartimento antidroga, che non fa più prevenzione, che ha un sottosegretario, Della Vedova, promotore della legalizzazione della cannabis, mi sembra abbia intrapreso una strada precisa». Con l’ interruzione dei progetti di ricerca, sono saltati anche i contratti dei ricercatori. «Stavo lavorando con un collega del Sert di Marsciano, vicino a Perugia, sulla stimolazione elettromagnetica transcranica in soggetti dipendenti dalla cocaina intenzionati a smettere. Ci confrontavamo con una ricercatrice di New York, titolare di un analogo progetto – spiega Marco Diana, farmacologo dell’ Università di Sassari -. Senza fornire spiegazioni ci hanno bloccato all’ ultima tranche di finanziamenti, 90mila euro all’ anno, che servivano per pagare il leasing dei macchinari, i collaboratori, le analisi di laboratorio. È una vicenda frustrante e triste, non solo per il lavoro buttato via, ma anche perché, con l’ interruzione anticipata, non posso neppure utilizzare i dati raccolti». DA OTTO MESI è sospeso il monitoraggio della rete, che pure aveva permesso di segnalare ai Nas oltre 500 siti in cui si vendeva droga (poi oscurati), di intercettare oltre un centinaio di rave party, che sono l’ occasione per lanciare sul mercato nuove sostanze. Il sistema d’ allerta segnalava tempestivamente alle autorità sanitarie e alle forze dell’ ordine il pericolo di nuove droghe affinché si potessero attivare strumenti di prevenzione per evitare le morti di overdose. Sulla inspiegabile stagnazione del Dpa, che pure avrebbe risorse per almeno 20 milioni, si è mosso anche il Codacons, che ha presentato più esposti alla magistratura. LA STRUTTURA, secondo Carlo Rienzi, presidente dell’ associazione di consumatori, «è stata completamente svuotata. Questa nuova dirigente non ha fatto nulla: non ha nemmeno utilizzato i fondi disponibili e le ricerche già avviate. C’ è un allarme sulle nuove droghe, che non vengono più controllate, perché il collettore delle informazioni, la Ausl 20 di Verona, si è messa di traverso e di fatto blocca tutto». Che ne sarà del Dpa lo chiede in un’ interrogazione a Renzi e al ministro Lorenzin anche Maurizio Gasparri, sicuro che «in Italia la liberalizzazione della marijuana non passerà mai».

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