23 Gennaio 2016

“Scout speed” sotto accusa «Prevenzione? No si fa cassa»

“Scout speed” sotto accusa «Prevenzione? No si fa cassa»

Gli “Scout speed”? «Un nuovo strumento per far cassa e non prevenzione sulle strade». È l’ accusa di Fabio Galli, presidente del Codacons Modena. Come funzionano gli “Scout speed”? «Sono appositi apparecchi di rilevamento della velocità che posizionati all’ interno di un’ auto di servizio – ha spiegato Galli – permettono alla Polizia Stradale di intercettare chi va oltre il limite stabilito dalla legge e sanzionarlo». Perché sono stati contestati? «Utilizzati nella maniera corretta, nel rispetto delle leggi, cioè fermando immediatamente il contraente e dandogli la possibilità di contestare l’ infrazione sono strumenti utili alla prevenzione degli incidenti stradali – ha risposto il presidente – ma, per ora, sono utilizzati in modo scorretto. L’ automobile viene fotografata di fronte e non da dietro come prevede la norma. Inoltre, la multa viene recapitata a casa dopo un mese dall’ accaduto». Insomma, secondo il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori si potrebbero adottare azioni maggiormente incisive. «Se fermiamo il delinquente che sta andando a cento chilometri orari dove c’ è un limite massimo di cinquanta – ha ripreso Galli – gli facciamo pagare la multa e gli togliamo i punti dalla patente, costringendolo ad andare in bicicletta, in questo modo si fa prevenzione. Invece, mandando la multa a casa, quando ti accorgi che ti tolgono punti e magari ti sospendono la patente, paghi trecento euro e tutto si è sistemato. Allora non parla di prevenzione, ma solo di cassa. Dalla mattina dopo continuerai a guidare indisturbato». Eppure, gli “Scout speed” non sono stati introdotti a Modena. In quali Comuni è stato adottato tale strumento? «Per ora lo usa Formigine, Maranello e Sassuolo – ha assicurato il presidente – ma in Italia sono tantissimi i Comuni che lo utilizzano». Per quanto riguarda gli autovelox a Modena qual è la situazione? «Anche l’ autovelox è uno strumento utilissimo – ha garantito l’ intervistato – ma anche in questo caso vanno rispettate le regole del gioco. Va installato nella posizione giusta, vanno chieste le autorizzazioni prefettizie perché non tutte le strade possono essere dotate di questi dispositivi. Quello di via Contrada è emblematico, per esempio “grida vendetta”. Il Comune ha speso dei soldi per creare una postazione fissa. In seguito, anche grazie al nostro intervento, si è scoperto che in quel punto non poteva rimanere un velox fisso. Ma quei soldi sono stati sciupati prima di disattivarlo. Ora, periodicamente, viene posizionato un velox mobile, quello è corretto». La decisione di spegnere l’ autovelox in questione è giunta nell’ ottobre del 2014. La misura è stata adottata direttamente dal ministero delle Infrastrutture. In breve, è bastato che una strada avesse un limite di velocità diverso (trenta chilometri orari) per bocciare il progetto. Ora si discute del velox in tangenziale. «Non è possibile fare una valutazione – ha concluso Galli – perché è in fase sperimentale. Il prefetto è alla ricerca del totale rispetto delle leggi da parte di tutti, sia dei cittadini che dell’ amministrazione». Martina Stocco.

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