5 Maggio 2011

Scoppia la guerra dei rifiuti. Cassonetti al collasso. Inchiesta

Scoppia la guerra dei rifiuti. Cassonetti al collasso. Inchiesta
 

 Tre municipi sommersi dai rifiuti con trecentomila cittadini che chiamano preoccupati i centralini di radio, tv e giornali; il Codacons che prepara una class action contro il Comune per la città-pattumiera. E poi il centro di smistamento di Rocca Cencia chiuso dai carabinieri e riaperto con un’ ordinanza comunale a tempo di record. Quindi lo sciopero delle discariche annunciato da Affaritaliani.it e ieri formalizzato dalla Federlazio. Se non basta, anche l’ ingresso a gamba tesa anche la politica con l’ Idv che domani presenterà 5 mila fotografie che ritraggono "Roma come Napoli" e che diventeranno una mostra itinerante per la città. Covava da gennaio, con il duello Polverini-Alemanno sulla responsabilità di individuare la nuova discarica, ora a Roma è davvero esplosa la "guerra della monnezza". Grazie alla testimonianza riservata di un tecnico regionale, Affaritaliani.it è in grado di ricostruire obiettivi, protagonisti ed effetti sulla città della grande battaglia in corso. Politica e gestione del ciclo. La storia di Malagrotta è nota, ma ciò che invece sfugge è il retroscena, cioé il valore che per anni ha rappresentato la discarica. Osteggiato da tutti, il Consorzio Colari in realtà ha consentito a tutte le giunte di realizzare un ciclo politicamente virtuoso: risparmiare sullo smaltimento e tenere di conseguenza bassissima la pressione fiscale sui cittadini. Il cortocircuito si è generato nel momento in cui l’ Ama si è trovata sommersa dai debiti e quindi nell’ incapacità di reagire con gli investimenti alla necessità di gestire la costosissima raccolta differenziata e la costruzione dei gassificatori. E poiché ogni sacchetto di spazzatura rappresenta da una parte un business, dall’ altra un pericolo per chi è al governo della città, il duo Alemanno-Panzironi ha pensato bene di fare da sé: quindi fuori il Colari e il monopolista di Malagrotta e dentro l’ Ama con una santa alleanza con l’ Acea che al confine tra il Lazio e la Campania è già in pista con l’ inceneritore di San Vittore. La stessa Acea che da tempo non conferisce più nella discarica di Roma i fanghi dei depuratori e che invece spedisce a concimare i terreni dell’ Emilia Romagna a caro prezzo. In questo scenario di incastri tra Comune, società del Gruppo Campidoglio e necessità di non aumentare più di quanto già fatto la tariffa che i cittadini pagano al Comune, si inserisce la Regione Lazio . Per la Polverini la monnezza della Capitale (oltre il 10 per cento di tutta Italia) rappresenta un problema politico e tecnico: la competenza è infatti sua, mentre il peso politico per l’ individuazione di nuove discariche spetterebbe ai Comuni che però devono affrontare l’ ostilità dei cittadini. Malagrotta è il caso emblematico: nella zona dove insiste la Raffineria di Roma e l’ inceneritore dei rifiuti ospedalieri dell’ Ama, in passato sono state realizzate tutte case abusive, poi sanate dai condoni a cadenza. Tutti sapevano che c’ erano gli impianti di Malnome e Malagrotta (nomen omen, ndr) ma tutti costruivano e ora aspettano pure con ansia il nuovo Piano Casa regionale per tirare sù mansardine, vani nuovi e rivalutare villine e palazzine. Ovvio che sono contrari alla discarica e accettano di buon grado qualsiasi partito o associazione che sposi la loro causa. Senza la monnezza, respirano meglio e possono rivalutare le case. Ecco perché sull’ alternativa naturale a Malagrotta nessuno vuole metterci la faccia. Neanche l’ Ama che, nel caso di una discarica "lontana", richierebbe di vedere salire alle stelle i costi del trasferimento. Il caso Rocca Cencia. La mancata autorizzazione della piattaforma in cui l’ Ama rovescia tonnellate di rifiuti raccolti nel quadrante est della città e poi li ricarica sui "verdoni" destinati alla discarica è il caoso emblematico . Sull’ autorizzazione non c’ è certezza sulla competenza: Provincia o Comune? Nel dubbio i carabinieri hanno messo sotto sequestro l’ impianto che l’ Ama affida al Colari. Così a salvare mezza città da un inferno di spazzatura è dovuto correre Alemanno che ha autorizzato temporeaneamente il sito. Per Rocca Cencia da tempo è pronta una soluzione tecnica che darebbe un po’ di modernità al piazzale maleodorante: la costruzione di un capannone coperto dove collocare due linee di "tritovagliatori", le macchine cioé che effettuano una preselezione dei rifiuti, separando i materiali "nobili" ed evitando di mandare in discarica il "tal quale". Anche qui il problema è chi paga: Ama o Colari? Perché quello degli investimenti è un altro nodo cruciale . Ama non ha un euro e se chiuderà il bilancio senza drammi lo deve all’ operazione di gestione dei crediti gestita da Bnl-Paribas. L’ accordo era pronto ma per mesi è mancata una firma da Parigi che consentisse all’ azienda di scaricarsi di una montagna di debiti. L’ accordo è piaciuto a tutti meno che ai fornitori, costretti ad accettare quello che tecnicamente viene chiamato "pro solvendo": il debito è tecnicamente garantito ma solo se Ama paga il suo con la banca che tratterrà una quota fissa dalle cartelle che pagano i cittadini. Un incastro bello e buono che l’ istituto di credito ha digerito dopo un intervento pesante della politica. Lo sciopero delle discariche . Su debiti e tariffe la Federlazio ha deciso di rompere gli indugi. E’ chiaro che se solo una delle discariche regionali impedisse l’ accesso ai camion, il Prefetto ci metterebbe due minuti ad emenare una disposizione urgente a tutela delle città. Certo è che Comuni e Regione non ci fanno bella figura a presentarsi ai cittadini con 250 milioni di euro di debiti. Anzi, forse qualcuno aprirà gli occhi e capirà che il sistema così come è concepito prima o poi è destinato a saltare. E le conseguenze saranno drammatiche. La politica si muove in disordine. A parte l’ ordinzana di ieri, il sindaco Gianni Alemanno cerca di salvare il posto all’ ad di Ama Panzironi, blindato per anni. La parentopoli ha intaccato il centro di potere e ora la difesa dell’ uomo considerato la cassaforte del sindaco è blanda e inefficace. Panzironi non è solo il regista dell’ Ama ma è anche l’ uomo che tiene in piedi il network del sindaco con la Fondazione Nuova Italia e con le intense relazioni con il collega di Eur spa, Riccardo Mancini al quale è stata affidata la gestione delle diverse operazioni immobiliari da milioni di euro che insistono sul quartiere. L’ opposizione è decisa a far saltare Panzironi ed è per questo che il fuoco incrociato su Ama non cessa mai. In particolare il Pd è convinto che la caduta della testa di Panzironi possa assestare un colpo mortale alla maggioranza le cui difficoltà sono palesi. I conti del sistema. Discarica o no, l’ attuazione del piano rifiuti richiede con urgenza investimenti per circa 650 milioni di euro. A ricordarlo è intervenuto il "vecchio" Donato Robilotta, coordinatore dei socialisti riformisti. Il nodo è che questi soldi non ci sono e forse neanche ci saranno. E qui rispunta il cosiddetto project financing, la sinergia pubblico-privato considerata la "madre di tutte le soluzioni". Il pubblico vorrebbe che a finanziare la modernizzazione del sistema fossero i privati, i quali chiedono garanzie di giusti utili e di non essere un subordine alla politica. Infine il nodo Ama: il gigante con i piedi d’ argilla è una piattaforma politica per la quale Panzironi ha elaborato l’ idea geniale: privatizzarne una quota significativa per fare cassa e sostituirsi ai privati negli impianti. In questa guerra tra politica, impresa, furbetti del cassonetto chi ci rimette è solo il cittadino.

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